Gentiloni fu reticente. Secondo i siriani per la liberazione di Greta e Vanessa pagato un riscatto di 11 milioni

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Il Governo ci ha preso in giro un’altra volta. Per Greta e Vanessa, le due cooperanti rapite in Siria nel luglio 2014 e rilasciate all’inizio di quest’anno, sono stati sborsati ben 11 milioni di euro ai terroristi. A riferirlo sono state fonti giudiziarie di Aleppo, dove le due erano state sequestrate. Uno dei rapitori, truffando i suoi complici, è stato condannato perché aveva intascato 5 milioni di euro, parte del pagamento del riscatto. Gli altri soldi del bottino, invece, sono finiti nelle tasche di altri signori della guerra locali.

LA RETICENZA – E pensare che all’epoca del rilascio delle due cooperanti, atterrate dieci mesi fa a Fiumicino visibilmente ingrassate (non capita di frequente tra le vittime di un sequestro), il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, aveva assicurato alla Camera che le voci sul pagamento del riscatto “erano solo illazioni. Siamo contrari al pagamento di riscatti – disse con un discorso a dir poco reticente all’Aula – nei confronti degli italiani presi in ostaggio la priorità è indirizzata alla vita e all’integrità fisica”. All’epoca parlò anche il presidente del Copasir che spiegò: “Le contropartite ci sono sempre quando uno riesce a liberare ostaggi, non sempre sono economiche”. E invece si è rivelato tutto falso. Il Governo, che ancora oggi non ammette di aver pagato il riscatto, si è piegato all’Isis. Un vero e proprio paradosso da parte di uno Stato che da una parte partecipa alle coalizioni internazionali contro il terrorismo stando al fianco di chi bombarda i tagliagole. Dall’altra, i tagliagole, arriva persino a finanziarli. Con, appunto, 11 milioni di euro. Denaro che si aggiunge agli altri 61 milioni versati dallo Stato dal 2004 ad oggi per la liberazione di alcuni nostri ostaggi. Alcuni, non tutti, con eroi lasciati al loro destino. Insomma, gli episodi di finanziamento dell’attività terroristica da parte dell’Italia, diventati un caso diplomatico prima ancora che un caso umanitario, non sono pochi. Se da un lato la liberazione dei nostri ostaggi rapiti all’estero è un successo (e sarebbe una sconfitta il caso contrario), pagare chi ci minaccia è da veri Tafazzi.

L’ESEMPIO -L’Italia di gomma piuma che i criminali di ogni tipo possono utilizzare come un bancomat. E che fa inorridire quei Paesi che non si piegano, che usano il metro della fermezza qualunque cosa accada, che ci sia da trattare per Aldo Moro o per un povero diavolo qualunque. Il Giappone, infatti, piuttosto che farsi ricattare dai jihadisti, mandò al patibolo l’ostaggio Kenji Goto catturato dallo Stato Islamico qualche mese prima. Insomma, l’antitesi italiana. A questo punto non meravigliamoci però se poi scopriamo che il fronte di sostegno per il popolo siriano è cresciuto esponenzialmente grazie a una incredibile disponibilità di armi e fondi, la cui fonte principale di finanziamento, oltre alle generose donazioni che arrivano dall’estero, è proprio quella che arriva dai riscatti.

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di Gaetano Pedullà

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