Gentiloni fa ancora la fotocopia di Renzi. Nella conferenza di fine anno promette una fotocopia anche delle riforme

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Il Governo-fotocopia non poteva che avere un programma fotocopia. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nella conferenza stampa di fine anno, ha ribadito l’intenzione di lavorare in continuità rispetto al precedente Esecutivo. “Il percorso delle riforme va avanti. Non abbiamo finito e soprattutto non abbiamo scherzato. Tutti devono essere consapevoli che il percorso di riforme, per il tempo che avremo a disposizione, andrà avanti”, ha affermato davanti alla platea di giornalisti.

“Il Governo nasce, come sapete, all’indomani delle dimissioni di Matteo Renzi provocate dalla sconfitta nel referendum. Quel risultato referendario non si cancella e certamente lo teniamo ben presente, ma non deve cancellarsi nemmeno il lavoro che il governo Renzi ha svolto nei tre anni precedenti”, ha sottolineato il premier. Che, cercando di individuare i temi, ha indicato come priorità “lavoro, giovani e sud”. “Non è un puntiglio da parte mia, ma è una esigenza del Paese. Quindi è un lavoro che dobbiamo continuare a fare”. Ma “auspico piuttosto una discontinuità sulla violenza inaudita che il confronto pubblico ha avuto nel corso del 2016”, ha rilevato.

Legge elettorale – Inevitabilmente il suo discorso si è soffermato sulla legge elettorale, promettendo equidistanza ma anche impegno per facilitare un accordo: “Il Governo cercherà di dare il suo contributo anche sul tema della legge elettorale. Il governo cercherà come si dice in gergo, di facilitare la discussione tra i partiti e in Parlamento. E, aggiungo, sollecitandola, perché la sollecitudine in questa discussione non è correlata alla maggiore o minore durata del governo, è un’esigenza del nostro sistema”.

Ricostruzione e Jobs act – La ricostruzione delle zone terremotate è stata un’altra questione trattata da Gentiloni: “Sul terremoto adesso c’è la fase più difficile, dopo una reazione straordinaria. La ricostruzione sarà la nostra priorità”. Su un tema più politico, come il Jobs Act, il premier ha difeso l’impianto della riforma, promettendo al massimo una manutenzione sui voucher. Ma “non sono il virus che semina il lavoro nero, non hanno il copyright del lavoro nero. Anzi”, ha puntualizzato.