Gentiloni sprona sul Recovery Fund. Ma per i giornali ce l’ha con Conte. Il Commissario parla di limiti burocratici e leggi ad hoc. E subito c’è chi dice che ha aperto un “caso Italia”

Paolo Gentiloni
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A preoccupare il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni non sono i presunti ritardi sulla stesura del Piano nazionale di ripresa da presentare a Bruxelles per accedere alle risorse del Recovery Fund stanziate dall’Ue attraverso il Next Generation Eu, lo strumento concordato dalla Commissione europea, dall’Europarlamento e dai leader dell’Ue per contribuire alla ripresa, uscire dalla crisi e gettare le basi per un’Europa più moderna e sostenibile, ma sono le procedure con le quali il nostro Paese dovrà misurarsi per dare attuazione alle misure.

Parole di semplice buonsenso, che nulla hanno a che vedere con una bocciatura dell’Esecutivo o una denuncia di irreparabili ritardi, come da più parti ci si è affrettati ad interpretare le considerazioni del Commissario agli Affari economici Ue raccolte dal direttore di Repubblica, Maurizio Molinari. “Lo sforzo della Commissione con tutti i Paesi – ha detto Gentiloni – è di insistere sul fatto che le spese da fare devono essere prevalentemente su investimenti e riforme. Non bastano gli incentivi, che pur non essendo esclusi non sono una priorità. Poi ci sono alcune spese che la Commissione Ue in generale non considera accettabili: quelle che danneggiano l’ambiente o che tendono a favorire consensi effimeri. Questa tipologia di spesa non è prevista dai piani finanziati col debito comune”.

Del resto è ormai chiaro che i progetti inseriti nel Recovery plan – non solo in quello italiano ma in quelli di tutti i paesi membri – devono seguire le linee guida indicate dall’Esecutivo Ue e la parte generale del piano elaborato dal governo Conte, per stessa ammissione del Commissario, grazie al lavoro coordinato dal ministro per le Politiche comunitarie Enzo Amendola, è in questo senso coerente con le priorità indicate dalla Commissione Ue su Green New Deal, resilienza e innovazione digitale. L’ex premier si sofferma poi sull’attuazione degli investimenti “perché il diavolo non è nei dettagli del piano ma nelle procedure per eseguirlo”.

I fondi stanziati dall’Ue – è bene ricordarlo – vanno impegnati entro il 2023 e spesi entro il 2026. Dunque il fattore tempo rimane determinante vista anche la storica difficoltà dell’Italia ad utilizzare le risorse europee, soprattutto a causa della lentezza burocratica che impedisce procedure snelle ed efficienti. Per questo motivo Gentiloni ha chiarito che per garantire il successo del Recovery Plan l’Italia deve “introdurre procedure straordinarie e corsie preferenziali con leggi capaci di accelerare gli investimenti: non possiamo definire senza precedenti il Recovery Fund – ha sottolineato – e poi non prendere decisioni conseguenti sulle procedure ordinarie”, senza le quali “la qualità del piano e la sua attuazione sono sfide che potrebbero diventare molto difficili”.

Il rischio è quello di mancare un appuntamento storico e l’Italia non può permetterselo. Quando il Commissario parla di corsie preferenziali non si riferisce però alla creazione di cabine di regia o super commissari: “Solo il Parlamento può creare queste corsie preferenziali e procedure straordinarie. Servono leggi. Nessuna autorità politica o tecnica può fare miracoli se non si sbloccano i colli di bottiglia sul piano normativo. Bruxelles ha chiesto chiarezza sugli interlocutori: ogni governo si dia le strutture ad hoc che preferisce. Ciò che importa è che siano efficaci”. Anche perché la prima tranche delle risorse potrebbe arrivare prima dell’estate, a patto che il piano giunga a Bruxelles entro febbraio. Obiettivo sul quale Conte e i suoi ministri stanno lavorando.

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