Gentiloni vara il Renzi 2. Fuori solo la Giannini. Schiaffo all’Italia che al Referendum ha chiesto discontinuità

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Detto e fatto. Dopo le consultazioni lampo, Paolo Gentiloni ieri ha sciolto la riserva. E con la stessa celerità con cui ha ascoltato tutte le delegazioni di gruppi e partiti, ha anche confezionato la lista dei suoi 18 ministri. L’annuncio, dopo essere salito al Quirinale, è arrivato a ridosso del giuramento che si è svolto sempre ieri, in serata. L’intera crisi di governo, che si era aperta dopo la vittoria del No al referendum costituzionale, insomma, si è chiusa in soli cinque giorni.

Fotocopia – Alla fine Gentiloni ha deciso di imboccare la strada della continuità rispetto al governo Renzi. E in quest’ottica pure i verdiniani, che stavolta avevano creduto davvero di entrare ufficialmente in maggioranza, sono rimasti a bocca asciutta. Pochi i nuovi innesti. Alcuni destinati a far discutere come quello di Luca Lotti, uno degli uomini più fidati di Renzi che ottiene il ministero dello Sport (e dovrebbe conservare pure le deleghe a Editoria e Cipe). Comunque, chi (e sono stati in molti durante le consultazioni) aveva invocato un cambiamento sarà rimasto deluso. La squadra del nuovo Esecutivo è quasi una fotocopia di quello targato Renzi. Tante infatti sono state le conferme di peso. Alcune anche ingombranti come quella di Marianna Madia al dicastero della Semplificazione e della Pa, dopo la bocciatura della sua riforma della pubblica amministrazione da parte della Consulta. Un posto a tavola è riuscita a conservarlo pure Maria Elena Boschi in qualità di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Il suo ministero, ridimensionato alla sola funzione di Rapporti con il Parlamento, invece, se l’è aggiudicato la dem Anna Finocchiaro. Lei sì, new entry dell’esecutivo. Ma l’elenco delle conferme non finisce qui: Angelino Alfano, per esempio, è rimasto in squadra. Per lui solo un trascolo dal Viminale alla Farnesina. Così come Beatrice Lorenzin e Giuliano Poletti, confermati ai ministeri della Salute e del Lavoro. Non dovrà fare gli scatoloni da via Arenula neppure Andrea Orlando. Il dem, in quota Giovani turchi, rimarrà al ministero della Giustizia. Ma tra i confermati ci sono pure, nell’ordine: Roberta Pinotti, ministra della Difesa e l’uomo dei conti Pier Carlo Padoan come ministro dell’Economia. Ma anche Carlo Calenda, Maurizio Martina ed Enrico Costa rimangono ai loro posti di ministri dello Sviluppo economico, alle Politiche agricole e agli Affari regionali. D’altronde Gentiloni nel rendere nota la squadra ha rimarcato come il suo governo “proseguirà nell’azione di innovazione svolta fin qui dal quello guidato da Matteo Renzi”. E in quest’ottica, dunque, è arrivata la conferma pure per Gianluca Galletti all’Ambiente e per Graziano Delrio a Infrastrutture e Trasporti. Nessun trasloco, infine, neppure per Dario Franceschini che continuerà a guidare il ministero dei Beni Culturali.

New entry – L’unica della vecchia squadra renziana a pagare pegno è stata Stefania Giannini: Gentiloni al Miur le ha preferito la dem Valeria Fedeli. Oltre a lei, Lotti e Finocchiaro, solo altri due sono i ministri nuovi di zecca. Si tratta di Marco Minniti che va ad occupare la poltrona dell’Interno al posto di Alfano, e Claudio De Vincenti, promosso da sottosegretario a ministro della Coesione territoriale.