Giallo sulla morte di Carlotta Benusiglio. Il suicidio non convince gli inquirenti. Dopo il caso di Sara Di Pietrantonio, le ombre di un nuovo femminicidio

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Giallo sulla morte di Carlotta Benusiglio. Da Roma a Milano. Dopo il caso di Sara Di Pietrantonio, uccisa e poi bruciata dal suo ex, Vincenzo Paduano, un nuovo caso sconvolge l’opinione pubblica. Dopo quanto avvenuto lo scorso fine settimana nella Capitale, infatti, è a Milano che un’altra tragedia è saltata, tragicamente, agli onori della cronaca. E, probabilmente, ancora con più vigore, dato che quello che si ritiene essere un suicidio è avvolto, almeno per ora, da un pesante alone di mistero. Carlotta Benusiglio era una stilista di 37 anni. Era la sorella maggiore della più nota Giorgia Benusiglio, l’autrice del libro “Vuoi trasgredire? Non farti!”. A 17 anni prese una mezza pastiglia di ecstasy e gli effetti furono drammatici, rischiò di morire, si salvò dopo un trapianto di fegato; da allora ha incontrato migliaia di studenti per raccontare la sua storia e fare prevenzione contro le droghe. Ora, però, Giorgia piange la sorella, morta per quello che, come detto, sembrerebbe essere un suicidio. Ma sono troppe le ombre che non convincono gli inquirenti.

LA RICOSTRUZIONE – Ma andiamo con ordine. La 37enne, infatti, è stata trovata impiccata a un albero con i piedi che toccavano terra. Intorno al collo aveva soltanto una sciarpa. Così è stata trovata in un angolo dei giardini di piazza Napoli, poco prima dell’alba di martedì. Un passante l’ha vista e ha chiamato prontamente il 112. Ed è da qui, da quella sciarpa e da quei piedi che toccano terr, che sono partiti gli inquirenti. La famiglia ora vuole capire cosa sia realmente accaduto a Carlotta, soprattutto cosa sia successo la notte prima che la trovassero morta, e ancora nelle settimane e nei mesi precedenti. Perché se gli elementi investigativi fanno pensare a un suicidio, i fatti da chiarire sono tanti. Troppi, probabilmente. Perché non c’è solo la scena del delitto a rendere implausibile il suicidio.

PUNTI DI DOMANDA – A cominciare dalla scena che gli agenti si sono trovati in casa della ragazza: il suo computer portatile era con lo schermo aperto, illuminato, e la musica era ancora accesa; il letto disfatto con qualche macchia di sangue; da una confezione di farmaci contro l’ansia mancavano quattro pastiglie. Sono tutti aspetti ed elementi che andranno esaminati e approfonditi, prima di chiudere l’indagine sul presunto suicidio. Ma soprattutto c’è il fidanzato, già ascoltato ma solo come persona informata dei fatti. Carlotta, però, più volte negli ultimi mesi era andata al pronto soccorso per litigi con il fidanzato – un uomo che, secondo quanto racconta La Stampa, aveva alle spalle qualche problema di dipendenza – che in un caso decise anche di denunciare. Secondo alcune testimonianze lo avrebbe visto anche il giorno prima, a pranzo in compagnia di un’amica, e di nuovo la sera. La sua famiglia ha nominato un consulente per assistere all’autopsia che verrà fatta domani e un avvocato per seguire l’inchiesta.