Giallo sulla replica di Tria alla Commissione Ue. Il testo fatto circolare, che sarebbe stato scritto con Salvini, smentito da Conte e dal Mef

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E’ giallo sulla bozza della lettera destinata a Bruxelles, in risposta ai rilievi avanzati dalla Commissione Ue nei giorni scorsi, che il ministro dell’Economia Giovanni Tria avrebbe redatto, nel corso del vertice con Matteo Salvini di giovedì al Mef. “Tali contenuti – puntualizza il Mef – non corrispondono alla realtà. Come si potrà constatare quando si prenderà visione della lettera che sarà firmata dal ministro e inviata a Bruxelles”.

“La bozza di lettera da inviare alla Commissione Europea – affermano fonti di Palazzo Chigi – è stata da poco ricevuta dal Presidente Conte, che non l’ha quindi ancora approvata. Peraltro la versione che è stata anticipata dagli organi di informazione non è quella che in questo momento è in visione al presidente Conte”.

“Il Presidente del Consiglio – aggiunge Palazzo Chigi – ha appena sentito telefonicamente il ministro Tria e ha concordato con lui di sollecitare tutte le verifiche, anche giudiziali, affinché chi si è reso responsabile di tali fughe di notizie false sia chiamato alle conseguenti responsabilità. È bene rimarcare la gravità della diffusione di testi, peraltro in versioni non corrispondenti a quelle su cui il ministro Tria e il Presidente Conte stanno lavorando”.

“Trattandosi di questioni particolarmente delicate – aggiunge Palazzo Chigi – che incidono su interessi fondamentali dello Stato, e che coinvolgono la delicata interlocuzione con le Istituzioni europee e che possono avere ricadute negative sui mercati”.

Nella versione circolata nel primo pomeriggio di oggi era riferito che “dal lato della spesa, il governo sta avviando una nuova revisione della spesa. Riteniamo che sarà possibile ridurre le proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare (Quota 100 e Reddito di cittadinanza, ndr) nel periodo 2020-2022″.

Alla missiva doveva essere allegato il rapporto sull’andamento del debito redatto dal Dipartimento del Tesoro. “Colgo l’occasione – si leggeva nell’incipit della stessa bozza destinata a Pierre Moscovici – per ricapitolare la posizione del governo italiano in merito all’andamento del disavanzo e del debito nel 2018 alle nostre aspettative per l’anno in corso e ai programmi per il bilancio 2020-2022″.

“In linea con la legislazione in vigore – prosegue il documento  -, il programma di stabilità prevede un aumento delle imposte indirette pari a quasi l’1,3 per cento del Pil, che entrerebbe in vigore nel gennaio 2020. I partiti politici hanno espresso riserve circa il previsto aumento dell’Iva, ma abbiamo comunque un ventaglio di misure alternative onde garantire il suddetto miglioramento strutturale”.

Il Governo, si legge ancora nella bozza di risposta alla Commissione Ue circolata oggi, intende introdurre “ulteriori misure per semplificare il sistema fiscale e migliorare la fedeltà fiscale”. “Il Parlamento – prosegue – ha invitato il Governo a riformare, fatti salvi gli obiettivi di riduzione del disavanzo per il periodo 2020-2022, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, riducendo il numero degli scaglioni e la pressione fiscale gravante sulla classe media. Si effettuerà anche una revisione di detrazioni ed esenzioni fiscali”.

“Al di là delle considerazioni tecniche – si legge ancora -, in linea di principio concordiamo circa la necessità di conseguire un avanzo primario di bilancio più elevato per riportare il rapporto debito/Pil su un percorso chiaramente discendente. La questione, tuttavia, è la tempistica e la portata dell’aggiustamento. Dato l’inatteso calo del commercio internazionale e della produzione manifatturiera, e tenuto conto del persistere, in Italia, di un elevato tasso di disoccupazione e di condizioni di quasi deflazione, si è ritenuto che l’introduzione di ulteriori misure fiscali restrittive nel corso del 2018 sarebbe stata controproducente”.

“Per quanto riguarda il rapporto debito/Pil – si legge ancora nel testo -, l’aumento registrato nel 2018 è stato in parte dovuto a un aumento della liquidità del Tesoro a fine anno, in previsione di consistenti rimborsi di titoli all’inizio del 2019. Anche altri aggiustamenti in termini di stock/flussi hanno contribuito ad aumentare il rapporto debito/Pil, in particolare il fatto che è stata emessa una quota più elevata di titoli di Stato al di sotto della pari”.

“La lettera preparata dal ministro Tria con la Lega? Il M5S non ne sa nulla, non ce ne siamo occupati noi, non è stata condivisa con noi. Sicuramente noi non tagliamo le spese sociali, né il reddito né quota 100”, aveva detto il vicepremier Luigi Di Maio rispondendo ai giornalisti se fosse informato dei contenuti della missiva diretta a Bruxelles.

“Secondo le prime indiscrezioni – affermava il M5S sul Blog delle Stelle -, nella lettera da inviare alla Ue, che Tria e la Lega hanno scritto, sono previsti tagli allo stato sociale per il triennio 2020-2022. Questa scelta è incomprensibile e sono necessarie delle spiegazioni. La linea che, d’accordo con la Lega, abbiamo seguito come governo è stata quella della lotta all’austerità. Posizione confermata dai risultati elettorali delle europee in cui è stato detto che è necessario fare la flat tax per i redditi bassi anche sforando il deficit. Gli italiani si aspettano da questo governo lotta all’austerità europea e questo è quello che dobbiamo fare, non i tagli al welfare”.