Gioielliere ucciso a Roma. Continua la caccia al killer. L’omicida avrebbe agito usando una parrucca. Nella Capitale monta la polemica sulla sicurezza

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Una rapina finita male, un colpo progettato e premeditato che ha trovato in Giancarlo Nocchia una reazione e una resistenza tale da spingere il malvivente a colpire a morte l’orafo di via dei Gracchi. Sembrano delineati ormai definitivamente i contorni che hanno portato all’uccisione del 70enne orafo di Prati. Una botta alla testa inferta per annullare la sua reazione. Nocchia cade a terra e il rapinatore può svuotare la gioielleria: i cassetti, le vetrine, le scatole. Tutto ripreso dalle telecamere. Qui però spunta la premeditazione del colpo. Secondo quanto trapela dagli inquirenti infatti il rapinatore avrebbe agito travisato da una parrucca. In pratica era consapevole di essere ripreso e per questo motivo ha indossato i finti capelli per celarsi. I video hanno ripreso tutto, anche la fuga. L’uomo avrebbe svoltato per via Fabio Massimo e avrebbe quindi fatto perdere le proprie tracce.

LE INDAGINI
Durante la fuga, però, il killer ha perso per strada una custudia per gioielli. Per questo vanno avanti anche gli esami per scovare le impronte digitali su quella scatoletta. Insomma, la caccia al killer continua. “Lo prenderemo – ha assicurato il ministro dell’Interno Angelino Alfano – Le nostre forze dell’ordine sono al lavoro e siamo convinti che prenderemo anche lui come abbiamo sempre preso quelli che hanno compiuto questi ignobili reati”. Intanto, mentre la salma di Nocchia è stata trasferita al policlinico Gemelli per l’autopsia che chiarirà con esattezza le cause del decesso, alla famiglia di Nocchia è arrivato anche il cordoglio del sindaco Ignazio Marino: “Confido in una risposta veloce degli investigatori e delle forze dell’ordine, affinché i responsabili vengano consegnati alla giustizia”, ha detto il primo cittadino. Ma nonostante le rassicurazioni del sindaco, nella Capitale monta la polemica sulla sicurezza.

L’INSICUREZZA
Una protesta legittima, anche perchè, dati alla mano, crescono i delitti “anti borghesi”, i furti e le rapine: i reati predatori sono aumentati da 192mila a 201mila in un anno. Ma non ci sono solo i segnali che vengono dai numeri che dovrebbero preoccupare chi è responsabile dell’ordine pubblico nella Capitale d’Italia. La sicurezza è un po’ come l’afa: non conta solo quella misurabile, conta anche quella percepita. E la verità è che a Roma c’è un brutto clima umano, non ci si sente sicuri nemmeno in strade centrali come quella dove ieri è stato ucciso un gioielliere, dove pensi che nessuno sarebbe così pazzo da sfidare controlli e telecamere. Non ci si sente sicuri a prendere la metropolitana o un mezzo pubblico, i negozianti avvisano i turisti di stare attenti. Non si vive tranquilli e c’è la sensazione che ogni giorno consegni alla città un nuovo segnale funesto: un bimbo che muore in metropolitana, una signora falciata da un pirata mentre aspetta l’autobus, una ragazzina di quindici anni stuprata da un finto poliziotto.

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