Giancarlo Giorgetti crede nei miracoli. E, in effetti, solo un miracolo può salvare in questo momento l’economia italiana. Non solo per la crescita asfittica, quasi certa anche per il 2026. Ma anche perché, come ha di fatto ammesso il ministro dell’Economia, il rischio che il bilancio statale venga quasi completamente assorbito dalle spese per il riarmo è concreto. Tutto gira intorno all’uscita dalla procedura d’infrazione Ue, che oggi sembra un’ipotesi lontana. E anche per questo, forse, servirebbe un miracolo.
L’austerità non paga: Giorgetti ammette il rischio deficit per il riarmo
Ma andiamo con ordine. Durante il question time al Senato, Giorgetti sostiene che non c’è “un deterioramento strutturale” dell’economia italiana, che invece mostrerebbe “una significativa resilienza allo shock del commercio internazionale”. Il governo dovrà comunque rivedere le previsioni di crescita alla luce degli sviluppi internazionali, seguendo le indicazioni già fornite da organismi nazionali e internazionali che annunciano una crescita inferiore allo 0,5%. Ma, come detto, Giorgetti crede nei miracoli: “Guardando al passato osservo che non sono certo sporadici i casi in cui le periodiche e pessimistiche previsioni” sono state “successivamente superate dai dati”. Bisogna però ricordargli come succeda anche il contrario: basta vedere come lo scorso anno il Def prevedesse una crescita dello 0,6% mentre l’Istat stima un finale +0,5%.
Ma il vero problema è quello dei conti pubblici, su cui il governo sarà “prudente come sempre”, assicura Giorgetti. Tutto gira attorno al deficit sotto il 3% del Pil per uscire dalla procedura d’infrazione: “I conti Istat di inizio marzo – è costretto a ricordare Giorgetti – indicano un rapporto deficit/Pil pari al 3,1% nel 2025. Siamo in attesa delle valutazioni da parte di Eurostat, nella terza decade di aprile, questione estremamente rilevante ai fini delle decisioni da assumere”. Di quali decisioni parla in caso di deficit sopra il 3%? Il nodo riguarda le spese militari. L’applicazione della clausola di salvaguardia per le spese in difesa dipende dall’uscita della procedura e la Manovra d’austerità varata dal governo serviva proprio a raggiungere questo obiettivo. Probabilmente fallito.
Se non ci dovesse essere l’uscita, “verranno rimesse al Parlamento le conseguenze determinazioni”. Ovvero il Parlamento dovrà autorizzare la maggiore spesa, aumentando il deficit, per il riarmo e per inseguire gli obiettivi Nato sostenuti anche dall’Italia. “Se non usciamo dalla procedura d’infrazione servirà uno scostamento di bilancio per finanziare la spesa militare”, spiega Stefano Patuanelli, vicepresidente M5s, evidenziando che ciò che dice Giorgetti vuol dire che “faremo più deficit, ma per le armi”.