Giorgetti vuole Draghi al Colle. E poi subito al voto. “L’interesse del Paese è che vada al Quirinale, che si facciano le elezioni e che governi chi le vince”

GIORGETTI DRAGHI
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“L’interesse del Paese è che Draghi vada subito al Quirinale, che si facciano subito le elezioni e che governi chi le vince”. È quanto ha detto in un’intervista a La Stampa il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti pure negando che all’interno della Lega ci siano spaccature in atto (leggi l’articolo). La Lega, ha assicurato, è “una sola”, al massimo “ci sono sensibilità diverse”.

“La vera discriminante politica per i prossimi sette anni è che cosa fa Draghi”, ha spiegato Giorgetti, “io vorrei che rimanesse lì per tutta la vita. Il punto è che non può”, perché “appena arriveranno delle scelte politicamente sensibili la coalizione si spaccherà”. “A gennaio – ha detto ancora l’esponente del Carroccio – mancherà un anno alle elezioni e Draghi non può sopportare un anno di campagna elettorale permanente”.

Secondo Giorgetti, Silvio Berlusconi al Colle è un’ipotesi improbabile, “complicato” anche il bis di Mattarella, mentre avrebbe più chances Pier Ferdinando Casini. Alla domanda su chi vincerà le amministrative a Roma, il ministro risponde: “Dipende da quanto Calenda riesce a intercettare il voto in uscita dalla destra”, “se Calenda va al ballottaggio con Gualtieri ha buone possibilità di vincere. E, al netto delle esuberanze, mi pare che abbia le caratteristiche giuste per amministrare una città complessa come Roma”.

Ad avviso di Giorgetti il candidato giusto del centrodestra nella Capitale sarebbe stato Guido Bertolaso. A Milano, il ministro prevede una possibile vittoria di Giuseppe Sala al primo turno, a Torino di Paolo Damilano al secondo. L’esponente della Lega esclude, poi, di aver affossato lui l’ex guru della comunicazione di via Bellerio, Luca Morisi (sul conto del quale oggi si è appresa l’esistenza di un’inchiesta per droga, ndr): “Ma figuriamoci. E’ intelligentissimo”, “credo abbia fatto una scelta personale”. Il salario minimo, “se non c’è parità di acquisto nei Paesi europei è piuttosto difficile da realizzare”.