Giornalista scomodo

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dalla Redazione

Le inchieste del giornalista de l’Espresso, Lirio Abbate, fanno paura alla malavita romana che nella notte tra martedì e mercoledì è passata alle intimidazioni. Non le prime perché il giornalista è ormai sotto protezione da sette anni per le minacce di morte ricevute dalla mafia. A renderlo noto è la stessa testata giornalistica per cui Abbate lavora. Questi i fatti. Una Renault Clio con a bordo due uomini ha speronato l’auto blindata su cui il cronista viaggiava con la sua scorta. Fermato l’autista, un incensurato, che non ha aperto bocca. Si sospetta che dietro le intimidazioni possa esserci la malavita romana e non Cosa Nostra che lo costrinse a lasciare Palermo. Gli indizi fanno pensare alla criminalità organizzata in ambienti politici neofasciti, proprio perchè martedì sera Abbate ne aveva parlato a Ballarò. E di cui Abbate aveva parlato in una delle recenti inchieste su l’Espresso dal titolo “Fascio-mafiosi a Roma”.

LA PRECEDENTE INTIMIDAZIONE
Repubblica rivela che due mesi fa vicino alla redazione de l’Espresso è stata trovata un’automobile in sosta, risultata poi rubata, sul cui sedile di guida c’era un proiettile di grosso calibro e un biglietto che indica a chi è rivolto il “regalo”: al cronista Lirio Abbate. L’Espresso aveva scelto di non raccontare questo fatto per non intralciare le indagini.

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