Giornata mondiale dell’ambiente. Ipocrisia italiana. A parole tutti green. Poi siamo tra gli ultimi nella raccolta differenziata

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In tutto il mondo oggi si celebra la giornata mondiale dell’ambiente. La plastica è il grande nemico da sconfiggere. Fioccano dossier sullo stato dei mari, iniziative e dichiarazioni in favore di un presente più sostenibile. Alle quali tutti saranno d’accordo. A parole, però. Perché poi quando occorre passare ai fatti, il discorso cambia. Ne è lo specchio l’atteggiamento degli italiani di fronte alla raccolta differenziata, al quale ricorre solo il 57% degli italiani nonostante il servizio sia offerto da quasi la totalità dei Comuni italiani (98%) che coprono il 99,5% della popolazione. Gli italiani si pongono ben al di sotto della media dell’Unione Europea, dove il 65% dei cittadini pratica la raccolta differenziata per i rifiuti. Non solo, perché il 95% di quelli stessi italiani ritiene importante proteggere l’ambiente messo a rischio, nell’ordine, dalla quantità crescente di rifiuti, dall’inquinamento atmosferico e dai cambiamenti climatici.

A proposito di plastica, secondo uno studio dell’Ispra metà delle tartarughe del Mediterraneo ne ha tracce nel corpo.   Dopo un primo anno di analisi eseguite su 611 tartarughe Caretta caretta (187 vive e 424 morte rinvenute sulle spiagge), è emerso che il 53% degli esemplari presentava plastica ingerita. Tra le tartarughe morte, il 63% aveva plastica nell’apparato digerente. Tra quelle vive è stata rinvenuta nelle feci nel 31% dei casi.

Tra i fenomeni considerate una delle principali minacce per la sostenibilità degli stock ittici e della biodiversità marina c’è la pesca illegale, che produce ogni anno 26 milioni di tonnellate annue, pari al 15% della produzione mondiale di pesca, per un valore stando agli ultimi dati compreso tra i 10 e i 23 miliardi di dollari. Spesso, a fianco della pesca illegale convive il tema della violazione dei diritti umani. Secondo il sindacato Uila pesca, infatti, precisa che si tratta di attività cui spesso si associa anche il non rispetto dei diritti del lavoro.

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