lavori in corso

Giovani al palo e inattivi: quelle ombre sul lavoro da diradare

I giovani al lavoro in Italia sono la metà degli over 50, mentre la disoccupazione scende solo perché crescono gli inattivi.

Giovani al palo e inattivi: quelle ombre sul lavoro da diradare

Mercoledì l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) ha diffuso il rapporto ‘Employment and Social Trends 2026’. Novantasei pagine dense di dati e analisi che dipingono un quadro fatto di moltissime ombre e poche luci. Secondo l’Oil, a livello globale la qualità del lavoro è in stallo e a farne le spese, come sempre, sono soprattutto giovani e donne: queste ultime rappresentano solo i due quinti dell’occupazione complessiva e hanno una probabilità di partecipazione al mercato del lavoro inferiore del 24% rispetto agli uomini. “Una crescita resiliente e tassi di disoccupazione stabili – ha affermato il direttore generale dell’Oil Gilbert Houngbo – non devono distoglierci dalla realtà più profonda: centinaia di milioni di lavoratrici e lavoratori restano intrappolati nella povertà, nell’informalità e nell’esclusione”.

Quasi 300 milioni, difatti, continuano a vivere in condizioni di povertà estrema, con redditi inferiori all’equivalente di 3 dollari americani al giorno. Pure nel nostro Paese, malgrado le tonitruanti dichiarazioni a cui governo e maggioranza ci hanno abituati ogni volta che l’Istat rende noti i dati su occupati e disoccupati, la situazione continua a essere in chiaroscuro. L’ultimo report, uscito l’8 gennaio e relativo a novembre 2025, certifica l’assoluta necessità di un repentino cambio di rotta. Per dirla con Marianna Filandri, docente di sociologia delle diseguaglianze all’Università di Torino, siamo “un paziente gravemente malato a cui si rileva un parametro positivo”.

Gli inattivi, ossia coloro che non studiano, non lavorano né cercano attivamente un impiego restano uno dei principali problemi: parliamo di 12,4 milioni di persone, di cui il 63% donne (7.841.000) e il 37% giovani fra i 15 e i 24 anni (4.617.000). Non sorprende quindi che il tasso di disoccupazione sia oggi al minimo storico: a una crescita degli inattivi corrisponde una diminuzione della percentuale dei senza lavoro. Un “effetto ottico” che far passare per trionfo è quantomeno fuorviante.

Ma sfogliando grafici e tabelle di cui il documento dell’Istat abbonda si scopre pure che il numero di lavoratori Over 50 è doppio rispetto a quelli di età compresa fra i 15 e i 34 anni: 10.286.000 contro 5.267.000. L’Inapp ha evidenziato come, nei prossimi due lustri, 6,1 milioni di occupati usciranno dal mercato e che i giovani in ingresso non basteranno a sostituirli, con conseguenze negative su welfare e crescita. “Svuotare” il bacino dell’inattività, almeno in parte, è quantomai fondamentale. Non è una mission impossible: volere è potere.