Gip collegiale, l’allarme dell’Anm sull’ennesima riforma del ministro Nordio: “Bloccate la norma o i Tribunali si fermano”

Da agosto dovranno essere tre i gip a decidere sulle misure cautelari. Una previsione che rischia di bloccare i Tribunali

Gip collegiale, l’allarme dell’Anm sull’ennesima riforma del ministro Nordio: “Bloccate la norma o i Tribunali si fermano”

“Sospendere subito l’entrata in vigore della norma” che prevede l’introduzione del Giudice per le indagini preliminare (Gip) collegiale, almeno “fino al necessario adeguamento delle piante organiche”. È l’appello lanciato ieri dall’Anm al ministero della Giustizia, il desaparecido Carlo Nordio.

Il D-Day della giustizia è fissato per il 24 agosto 2026

Il D-day che, per l’Anm potrebbe segnare “la paralisi del lavoro nei tribunali italiani”, è il 24 agosto 2026. In quel giorno, infatti, dovrebbe entrare in vigore quella parte di riforma Nordio, secondo la quale a decidere sulle misure cautelari restrittive non sarà più un unico Gip, ma tre. In seduta comune, al fine di tutelare al massimo l’indagato. L’ennesima foglia di fico garantista del governo, se si considera che il nostro sistema affida il giudizio di merito, per condanne fino a dieci anni, a un giudice monocratico, oltre che per qualsiasi tipologia di reato quando il procedimento è definito dal giudice dell’udienza preliminare…

Ritardi e paralisi

A spiegare perché l’entrata in vigore del Gip collegiale deve essere, se non cancellata, almeno posticipata, la stessa Giunta Anm, per la quale la norma “paralizzerà i tribunali medi e piccoli, provocherà in quelli grandi un aumento dei tempi del processo, senza alcun reale beneficio”. L’Associazione sottolinea poi come oggi “39 uffici gip/gup hanno un organico inferiore a tre magistrati e 28 ne hanno tre. In tutti questi uffici, la metà del totale, sarà necessario applicare altri giudici, con scopertura degli altri settori”.

Un appello al quale ha risposto ieri pomeriggio il Ministero della Giustizia (non il ministro Nordio, sparito dai radar dopo la sovraesposizione mediatica della campagna referendaria e la successiva debacle del Sì) con una nota, nella quale si legge che “nei prossimi giorni, nel solco di un fattivo ritrovato spirito di collaborazione, si procederà a istruire un cronoprogramma di realizzazione, che preveda altresì un reale confronto con il Csm e con l’Avvocatura”. Un “vedremo”, insomma.

Il Gip collegiale, regalo di Nordio compreso nel pacchetto che ha abolito l’abuso d’ufficio

Ma come si è arrivati a questo punto? Per capirlo, bisogna tornare al 9 agosto 2024, quando Nordio cancella l’abuso d’ufficio con la legge n.114. Ma con la stessa norma introduce anche il Gip collegiale quando si tratta di decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere o misure detentive provvisorie, anche quando tale applicazione segue l’interrogatorio preventivo (altro paletto “regalato” da Nordio alle indagini). Un freno meno discusso mediaticamente, ma che invece aveva suscitato subito le proteste dei magistrati, i quali avevano subito sollevato le questioni degli organici insufficienti, del rallentamento delle indagini, dell’inutilità della norma ai fini di una giustizia efficiente ecc…

Per tutti aveva parlato Ezia Maccora, presidente Gip Tribunale Milano, che in un lungo articolo su “Questione Giustizia”, aveva sottolineato come con la riforma particolarmente complessa diventerà la gestione dei procedimenti plurisoggettivi, già oggi non facile in caso di interrogatorio preventivo”.

Ma, soprattutto, avvertiva Maccora sarebbe stata “problematica la gestione dei tempi di emissione delle misure cautelari affidate al gip collegiale soprattutto per quei reati per cui, negli ultimi anni, il legislatore ha imposto termini particolarmente restrittivi per l’emissione delle ordinanze cautelari (tutti i reati compresi nel c.d. Codice rosso) che rischiano inevitabilmente di allungarsi”.

Incompatibilità Gip/Gup

Inoltre, aggiungeva, “si moltiplicheranno le incompatibilità processuali oggi previste tra Gip e Gup ex articolo 34 c.p.p., che rallenteranno seriamente i tempi del processo, che sappiamo costituire la maggiore criticità della giurisdizione penale”. E concludeva con l’allarme organici, facendo l’esempio del tribunale di Milano (uno dei più grandi d’Italia), dove la sezione Gip-Gup “vede oggi la presenza di 34 giudici su una pianta organica, comunque inadeguata (…), di 43 magistrati, e la presenza di personale amministrativo a tempo indeterminato ormai ridotto all’osso (69 unità di ruolo a fronte di una scopertura complessiva del personale amministrativo dell’intero Tribunale pari al 50,6%, a cui devono aggiungersi al 31.12.2025 le dimissioni del 36,8% dei funzionari addetti all’ufficio per il processo)”.

M5S: “Al governo la lezione del referendum non è bastata”

Sulla questione sono intervenuti ieri anche i rappresentanti 5S nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato, che hanno ricordato come giovedì “governo e maggioranza hanno respinto un nostro ordine del giorno, che avrebbe impegnato l’Esecutivo a differire l’entrata in vigore di questa norma. Ci hanno detto di no, evidentemente la lezione del referendum non è bastata a far capire loro che andare avanti a testa bassa, con misure che rispondono solo alla loro ideologia, li porta a sbattere contro un muro”.

E i pentastellati avvertono “è lecito pensare si tratti di scelte consapevoli per l’inefficienza programmata: mettere sabbia negli ingranaggi per le misure cautelari nei confronti dei colletti bianchi. Per il resto – concludono gli esponenti del M5s – se qualcuno nelle more scappa o, peggio, commette altri gravi reati di strada, si scarica la colpa sulla magistratura rappresentata come inefficiente”.