Giù le mani dalla religione. Il Papa boccia anche Salvini. Basta strumentalizzazioni politiche e criminali. Lo stesso allarme lanciato un anno fa da Morra

di Clemente Pistilli
Cronaca

Sembra un secolo ma è passato appena un anno dall’appello lanciato dal presidente della commissione parlamentare antimafia, il pentastellato Nicola Morra, all’ex ministro dell’interno Matteo Salvini affinché non continuasse ad abusare di simboli religiosi come il rosario, specificando che in determinati contesti quegli atteggiamenti possono, seppure involontariamente, suonare come un assist alle mafie. Un allarme che fece rovesciare una valanga di critiche sull’esponente del Movimento 5 Stelle, con il leader della Lega che andava avanti tra appelli alla Vergine Maria e ostentazioni del rosario. Ora è direttamente Papa Francesco a sostenere che la figura della Madonna va liberata dagli influssi delle mafie.

L’INTERVENTO. In una lettera inviata a padre Stefano Cecchin, presidente della Pontificia accademia mariana internazionale, Bergoglio ha specificato che “la devozione mariana è un patrimonio religioso-culturale da salvaguardare nella sua originaria purezza liberandolo da sovrastrutture, poteri o condizionamenti che non rispondono ai criteri evangelici di giustizia, libertà, onestà e solidarietà”. Ricordando che nell’ambito dell’accademia pontificia è stato creato il Dipartimento di analisi e di studio dei fenomeni criminali e mafiosi, il pontefice ha quindi aggiunto che tale iniziativa è stata presa “per liberare la figura della Madonna dall’influsso delle organizzazioni malavitose”.

Inaccettabili gli “inchini” delle statue di Maria davanti alle case dei boss durante le processioni. Vanno individuate, secondo Papa Francesco, “efficaci risposte” per una necessaria “operazione culturale di sensibilizzazione delle coscienze”, auspicando anche che i santuari mariani diventino sempre più “cittadelle della preghiera, centri di azione del Vangelo, luoghi di conversioni, caposaldi di pietà mariana”. Un intervento che non lascia indifferente Morra. Il presidente della commissione parlamentare antimafia ha infatti sottolineato che il Papa è dovuto intervenire per chiedere di liberare il culto di Maria “dall’uso vergognoso e criminale” delle mafie.

L’esponente pentastellato ha quindi evidenziato che gli inchini delle statue di Maria davanti alle case dei boss durante le processioni sono l’esempio più noto di un atteggiamento che porta a una spiritualità che strizza l’occhio ai clan, ma che anche altri abusi, meno evidenti, vengono fatti dai mafiosi ricorrendo all’immagine della Madonna. Nei riti di affiliazione vengono infatti usate immagini sacre, spesso della Madonna, e il procuratore aggiunto di Cosenza, Marisa Manzini, ha raccontato di come la vedova di un boss ucciso pregasse la Madonna per chiedere una “grazia” per trovare i killer del marito al fine di procedere con la vendetta.

“Pensare che esattamente un anno fa – ha dichiarato Morra – quando in Aula ho invitato l’allora ministro Salvini ad evitare di votarsi pubblicamente e platealmente alla Madonna in determinati contesti in cui anche una semplice allusione può essere intesa in un certo modo, specialmente in alcune zone della Calabria, molti protestarono, non avendo compreso che il valore di certe credenze alimenta la “fede mafiosa”. Con quelle parole ho difeso l’autentica fede cristiana. Come ha fatto il Papa, ribadendo il legame che deve essere spezzato fra certi simboli sacri e le mafie, riprendendo la strada avviata da Giovanni Paolo II ad Agrigento decenni fa. Spero che la Chiesa riesca ad esser ancor più incisiva in quest’opera”.