Giù le mani dalle pensioni di reversibilità. Nasce il fronte Lega-Sinistra dem contro il taglio del Governo. Mezza smentita da Poletti: “Non toccati i trattamenti in essere”

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Lega Nord, Cgil, Sinistra dem e Area popolare tutti insieme appassionatamente per la battaglia sulle pensioni di reversibilità. Punto della discordia è quella clausola della nuova legge che lega i trattattamenti per chi perde il coniuge all’indice Isee, che include anche le case. L’allarme è stato lanciato dalla Spi-Cgil che sottolinea tutti i rischi della scelta: “Considerare le pensioni di reversibilità come una prestazione assistenziale e pertanto ancorarle all’Isee puà limitarne fortemente il numero in futuro, permettendone l’erogazione solo a chi abbia un reddito molto basso”.

COSA PUÒ CAMBIARE
Attualmente la pensione di reversibilità è pari al 60% della pensione del familiare deceduto se va solo al coniuge, all’80% se c’è anche un figlio e al 100% se ci sono due o più figli. La normativa prevede un taglio del 25% se il reddito è superiore a 1.500 euro mensili, del 40% se supera 2.000 euro e del 50% se supera i 2.500. L’attuale stato delle cose potrebbe cambiare con il ddl approvato sul finire dello scorso mese. Il nuovo disegno prevede di legare la pensione di reversibilità alle esigenze dei familiari della persona scomparsa (che ha maturato l’assegno pensionistico). Il tutto per “razionalizzare le prestazioni di natura assistenziale”. Da Palazzo Chigi però è giunta la spiegazione del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “La polemica è totalmente infondata. Evidentemente c’è chi cerca facile visibilità. La proposta di legge delega del Governolascia esplicitamente intatti tutti i trattamenti in essere. Tutto quello che la delega si propone è il superamento di sovrapposizioni e situazioni anomale”.

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