Giudici di pace senza tutele

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di Fausto Tranquilli

Schiavi erano e schiavi sono rimasti. Due settimane di sciopero, 200 mila processi saltati, 400 mila utenti costretti a tornare a casa e ad attendere mesi, non hanno risolto i problemi dei Giudici di pace. Inutili gli ultimi incontri con la guardasigilli Annamaria Cancellieri e con il vicepresidente del Csm, Michele Vietti. Governo e Parlamento non hanno fatto nulla per quei giudici onorari che, senza avere alcuna garanzia, mandano avanti buona parte della macchina della giustizia in Italia. Questa volta i veri indignati sono così i magistrati, che sabato si riuniranno in assemblea per riprendere la lotta.

Maltrattati
Tanto sul civile quanto sul penale, il lavoro che quotidianamente svolgono i giudici di pace è enorme. Dovrebbero essere oltre 4600, ma in servizio non sono neppure la metà. Da tempo attendono un minimo di stabilizzazione e il riconoscimento di qualche diritto. Hanno ricevuto solo promesse, puntualmente disattese dai politici di turno. Nonostante le due settimane di sciopero, anche con l’ultima legge di stabilità, tali magistrati si sono visti così prorogare gli incarichi, tra l’altro quasi tutti in scadenza, di un solo anno, contro i quattro promessi loro l’estate scorsa. E continuano a non avere ferie, pensione e diritto alla malattia. Se si assentano per quattro mesi, magari perché alle prese con qualche patologia seria o con una gravidanza difficile, perdono anche il posto. Per lo Stato fanno tanto senza ricevere nulla in cambio.

La lunga protesta
Sperando di strappare un provvedimento un po’ più favorevole dal Parlamento, tra novembre e dicembre i giudici di pace italiani hanno scioperato per due settimane. Uffici paralizzati e tanti disagi. La guardasigilli Cancellieri li ha ricevuti. Idem Vietti al Csm. Ma nulla è cambiato. Non è servito neppure l’ultimatum lanciato alla ministra della giustizia. Non è rimasta loro altra strada che tornare a incrociare le braccia e hanno così indetto un’assemblea nazionale per sabato mattina a Roma, al centro convegni di via Cavour, dove decideranno come mobilitarsi. Anche se un’idea è chiara: sarà una protesta no stop.

Sulle barricate
In prima fila a lottare per i diritti dei giudici di pace sono l’Unagipa e L’Angdp, le due associazioni di categoria. Il primo punto contro cui vogliono lottare è quella proroga di un solo anno decisa con la legge di stabilità, quello che li condanna al peggiore dei precariati. Dodici mesi a soffrire nelle aule di giustizia senza poi sapere che fine dovranno fare e senza neppure poter gestire un’udienza con tranquillità, visto che un semplice rinvio non si sa davanti a quale giudice farlo, non essendo chiaro chi resterà e per quanto tempo a indossare la toga. La guardasigilli Cancellieri non sembra poi voler frenare la riforma della magistratura onoraria ideata dal senatore Caliendo, che prevede di mandare a casa tremila magistrati, e questa appare come la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “La drammatica realtà – sostengono i giudici di pace – è che il ministro Cancellieri ha l’intenzione di favorire l’approvazione di una riforma, senza il riconoscimento della continuità dei mandati e altri diritti fondamentali, invocando pretesi ostacoli ordinamentali”.

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