Giuseppe Conte ha già smontato il “Russiagate”, ma Renzi e i giornaloni non mollano

Giuseppe Conte Russiagate
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Nonostante abbia già abbondantemente chiarito sia la vicenda della missione russa in Italia all’inizio della pandemia che il cosiddetto Russiagate, relativo alle visite fatte a Roma dall’allora segretario di giustizia americano William Barr, l’ex premier Giuseppe Conte è oggetto da giorni di pesanti accuse.

I giornaloni e il solito Matteo Renzi lo dipingono come tessitore di trame oscure, degne delle più inquietanti spy story. La verità viene messa nell’angolo. L’importante è demolire il leader del Movimento 5 Stelle. Il leader di Italia viva non chiarisce i suoi rapporti con l’Arabia Saudita e quelli tenuti fino all’inizio della guerra con Mosca, ma il nemico degli italiani, per chi il Governo del cambiamento non l’ha mai mandato giù, diventa l’avvocato del popolo.

Il finto Russiagate di Giuseppe Conte

Quando l’Italia e soprattutto la Lombardia erano state messe in ginocchio dal Covid, i russi intervennero per portare aiuti sanitari e mai nulla di più è emerso nonostante le più scrupolose analisi.

Così come mai è stato accertato che a Barr, alla ricerca di eventuali prove su un complotto contro Donald Trump quando si confrontò con Hillary Clinton e vinse le elezioni americane, siano state date informazioni che andavano contro gli interessi nazionali. Ma c’è addirittura chi su quest’ultimo aspetto vuol far passare la versione che Conte abbia violato le regole pur di accreditarsi con Trump e garantirsi un secondo mandato, dimenticando che il Governo giallorosso nacque solo grazie a una figura di garanzia come l’attuale leader 5S, bloccando così quell’ondata populista che stava crescendo nel Paese.

Conte ha ribadito che il caso delle visite di Barr è già stato “vivisezionato” dal Copasir tre anni fa e chiarito. “Voleva uno scambio di informazioni – ha detto – la cosa è secretata, non posso dire quali fossero, ma erano informazioni che non riguardavano autorità italiane. Al secondo incontro c’è stato il reale confronto tra Barr e i servizi segreti, i nostri si sono limitati allo stretto necessario, non gli hanno aperto l’archivio. A quell’incontro c’è stato poi un seguito colloquiale ad un noto ristorante romano, ma questo non mi sembra un clamoroso scoop”.

L’avvocato del popolo ha anche sottolineato che Barr, quando trasmise la lettera ufficiale tramite il nostro ambasciatore a Washington, mise per iscritto che non metteva in discussione il nostro operato ma che voleva solo uno scambio di informazioni: “L’incontro è stato studiato e preparato, non sono stato né disinvolto né disattento”.

Ancora: “Io posso aver commesso errori come presidente del Consiglio, ma se c’è una cosa che ho sempre perseguito in tutte le sedi è l’interesse nazionale. è un’infamità metterlo in discussione”.

Giuseppe Conte smonta il Russiagate

Sulla missione russa a marzo 2020, l’ex premier è quindi tornato a ribadire che “non ha mai travalicato i confini sanitari”. Ha affermato che Putin parlò dell’invio di unità specificamente attrezzate e che non sono emersi elementi di spionaggio.

“Ho comunque predisposto tutti i nostri comparti perché seguissero la delegazione russa – ha aggiunto – perché la confinassero e prendessero le giuste precauzioni. Altrimenti avremmo dovuto respingerli”.

Conte ha inoltre dichiarato che le autorità sanitarie di Bergamo lo informarono che la delegazione era stata confinata all’ospedale da campo e che era stata molto utile.

“Renzi – ha concluso – può andare al Copasir se vuole, sennò vada nelle tv a parlare, non mi interessa. Io spero che i suoi atteggiamenti non rovinino le nuove generazioni”.