Finita la tregua sulla Giustizia. Il calendiano Costa ritenta il blitz. Bavaglio ai pm e paletti su tabulati e intercettazioni

Giustizia Costa
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Il Conte II è caduto alla vigilia della relazione sullo stato della giustizia che avrebbe dovuto tenere in Parlamento Alfonso Bonafede, in mancanza di un accordo tra le forze di maggioranza sul tema. Ma col governo dei migliori la situazione non è più agevole. E “la giustizia” ritorna a essere un terreno scivoloso anche per l’esecutivo Draghi. Doveva arrivare entro questa settimana, nell’aula della Camera, ma quasi certamente slitterà alla prossima la legge di Delegazione europea. “Mi pare che ci sia un nodo ancora da sciogliere”, dice a La Notizia sorridendo il deputato e responsabile Giustizia di Azione, il movimento di Calenda, Enrico Costa.

Il nodo che tiene imbrigliata la maggioranza è quello relativo al principio della presunzione di innocenza (leggi l’intervista al presidente della commissione Giustizia della Camera Mario Perantoni). Costa, insieme con Riccardo Magi di +Europa, e Forza Italia hanno depositato emendamenti per il suo inserimento sin dai tempi del governo Conte. E qualche giorno fa ai loro si sono aggiunti quelli della Lega e della renziana Lucia Annibali. Tutti chiedono che venga accolta la Direttiva (Ue) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016, “sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali”.

Incoraggiati anche da quanto ha dichiarato la ministra Marta Cartabia alla commissione Giustizia della Camera il 15 marzo: “C’è la necessità che l’avvio delle indagini sia sempre condotto con il dovuto riserbo, lontano da strumenti mediatici per l’effettiva tutela della presunzione di non colpevolezza”. La Guardasigilli, secondo alcuni osservatori, auspicherebbe che la questione venisse affrontata in altro provvedimento.

Da Via Arenula ci spiegano che la ministra non ha spinto in nessuna direzione, ma ha chiesto semplicemente alle forze parlamentari che siano loro a trovare una soluzione condivisa. E lo ha fatto nel corso di una riunione con i capigruppo della commissione Giustizia tenuta ieri. Durante la quale il sottosegretario agli Affari europei, Enzo Amendola, avrebbe chiesto il ritiro degli emendamenti e così anche i Cinque Stelle. Forza Italia e Lega avrebbero spiegato di poter ritirare gli emendamenti solo se lo faranno tutti.

La questione è delicata e tocca un nervo scoperto dei pentastellati. Anche perché Costa ha presentato come corollario dell’emendamento, che introduce il principio della presunzione d’innocenza, altre proposte che limitano fortemente l’attività dei pm. “Basta processo mediatico, basta conferenze stampa senza il rispetto della presunzione d’innocenza, basta filmati contenenti riprese di atti d’indagine preliminare, quali intercettazioni, videoregistrazioni, fotogrammi, esecuzione di perquisizioni o di misure cautelari, dati in pasto alle tv ed alla rete prima ancora che gli indagati conoscano le accuse a loro carico, basta battezzare le inchieste con denominazioni altisonanti, basta audio delle intercettazioni diffusi prima ancora di essere vagliati all’udienza stralcio, basta pubblicazione integrale di atti prima della chiusura delle indagini”, dichiaravano il 24 gennaio Costa e Magi presentando i loro emendamenti alla Camera.

E tra questi c’è anche quello che punta all’equiparazione dei tabulati telefonici alle intercettazioni: per ottenerli non basterebbe più la richiesta del pm ma servirebbe l’autorizzazione del gip. E la legge dovrebbe stilare l’elenco dei reati per i quali consentire la richiesta: solo reati gravi. Una procedura garantista, quest’ultima, che potrebbe avere l’effetto indesiderato di rallentare il cammino delle indagini. E che se scatena l’entusiasmo di Lega, azzurri e renziani appare troppo per il M5S.

A suo tempo i Cinque Stelle in commissione Giustizia sono riusciti a bloccare gli emendamenti in questione ma oggi che i garantisti fanno parte del governo la partita si complica. “Io penso che una maggioranza che nutra dei dubbi sulla presunzione d’innocenza ci metterebbe in serio imbarazzo”, spiega il deputato del momento di Carlo Calenda. Il ministro Federico D’Incà si starebbe spendendo per convincere i garantisti a fare marcia indietro. Ma Costa e parte della truppa non intendono mollare. “Sul rafforzamento della presunzione di innocenza e sul diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali non possono esserci ambiguità. La maggioranza ha l’occasione di approvare il recepimento secco della direttiva europea, subito”, dichiara Annibali che sul tema ha presentato anche una proposta di legge.

“Il principio di presunzione d’innocenza è contenuto in una direttiva europea e ritengo che questa – la legge di Delegazione europea – sia la sede idonea per recepirla. La ministra non ci ha chiesto di dirottare la questione altrove ma ci ha invitato a fare le nostre valutazioni e a comunicarle”. Il nodo si fa sempre più stretto.