Giustizia, Ilva, Autostrade & C. Draghi verso la fiducia a scatola chiusa. A ventiquattr’ore dal discorso in Senato si sa ancora poco o niente sugli obiettivi del nuovo Esecutivo

Mario Draghi
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Sarà un governo “ambientalista”, “europeista”, “atlantista”. I punti cardine sono stati indicati dall’ex presidente Bce nell’intervento al Quirinale, dopo aver ricevuto l’incarico, e dettagliati nelle consultazioni con partiti e parti sociali. E indiscrezioni sono trapelate anche dal primo consiglio dei ministri. Mario Draghi lavora al discorso sulla fiducia alle Camere – si parte dal Senato mercoledì – e che costituirà il manifesto programmatico del suo governo.

Il primo tassello è sicuramente l’uscita dall’emergenza Covid, a partire dall’accelerazione della campagna di vaccinazione. Obiettivo è arrivare a 300mila vaccini al giorno. Draghi pone al centro dell’azione i giovani. Leva per il rilancio economico sarà ovviamente il Recovery plan. Altri temi nell’agenda: accorciare i tempi dei processi. Puntare sulla lotta all’evasione.

Scommettere su un fisco progressivo. Ridurre le tasse sul lavoro. Razionalizzare i sussidi sul lavoro senza fare passi indietro. Creare occupazione anche con investimenti pubblici. Riaprire i cantieri (Draghi ha citato il modello Genova), aiutare le piccole e medie imprese con i ristori, far sì che le banche possano aiutare le aziende. Transizione digitale. Tre le riforme che nel giro di consultazioni ha indicato: fisco, Pubblica amministrazione, giustizia.

Altra emergenza da affrontare la scuola. Rivedere il calendario scolastico – per fare recuperare ai ragazzi il tempo perduto a causa della pandemia – e assumere più docenti sono tra i rimedi cui si starebbe pensando. Ma fin qui siamo fermi all’elenco dei buoni propositi. Accanto a questo ci sarà quello dei fascicoli spinosi che l’esecutivo di super Mario dovrà necessariamente affrontare.

L’ambiente sarà il filo rosso che terrà uniti tutti i temi sul tavolo. La lente attraverso cui si affronteranno le emergenze. Ecco che allora viene spontaneo chiedersi come il governo Draghi gestirà la crisi dell’ex Ilva. Che bussa prepotente alle porte. “Evitare lo spegnimento del ciclo integrale a caldo”, è l’appello che, proprio ieri, Confindustria ha rivolto al governo a seguito della pronuncia del Tar di Lecce.

Poi c’è il dossier Alitalia che piomba sul tavolo con tutto il suo carico di criticità: il bando per la cessione degli asset ancora manca, i soldi in cassa sono quasi finiti, l’Ue ha già detto di non voler concedere altri aiuti di Stato. Dal cielo alla terra. Altro capitolo spinoso sarà Autostrade. Il governo uscente ha raggiunto un accordo con Atlantia nel luglio scorso tracciando la strada dell’ingresso di Cdp.

Dopo mesi di trattative, però, la quadra non è ancora stata trovata. L’ultima proroga concessa da Atlantia al consorzio formato da Cassa e dai fondi esteri Blackstone e Macquarie fissa al 24 febbraio il nuovo termine per l’offerta definitiva per l’88,06% della concessionaria. Staremo a vedere. Bisognerà, poi, prendere una decisione sul blocco delle cartelle fiscali, sulla Cig Covid e sullo stop ai licenziamenti. E ancora: una buccia di banana rischia di essere la prescrizione.

Sul tavolo ci sono diversi emendamenti al Milleproroghe – a firma Azione, Italia viva e Forza Italia – che puntano a fermare la riforma Bonafede. Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi sono d’accordo con il contenuto di tali proposte emendative. Il Pd puntava a trovare un compromesso che non turbasse gli amici pentastellati. Il M5S è pronto alle barricate. “Dobbiamo difendere i risultati di questi due anni di governo. Non si può tornare indietro sul superbonus al 110% o sulla prescrizione”, avverte il presidente grillino della Commissione Affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia.

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