Giustizia, la riforma avanzerà a puntate

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Di Giovanna Tomaselli

La riforma è una, con dentro Civile e Penale, ma i tempi e le strade saranno diverse. Nonostante le rassicurazioni del ministro Orlando, il provvedimento uscito ieri dal Consiglio dei ministri prevede un decreto per smaltire il numero dei processi civili e una delega al parlamento per modificare la pubblicabilità delle intercettazioni. Rinviato addirittura a tempi da definire il Csm. La partenza è dunque già accidentata e a far capire che non sarà una passeggiata è già arrivata la critica dell’Associazione nazionale dei magistrati, secondo cui resta l’”impressione” di una riforma “punitiva”: ”Si lancia il messaggio che la giustizia funziona male perché i magistrati fanno errori – dice il segretario Maurizio Carbone – e si dà il via libera ad azioni strumentali contro i giudici”.

Sì alla responsabilità civile
Nel provvedimento c’è dunque sia la responsabilità civile per i magistrati che la prescrizione, l’introduzione del falso in bilancio e dell’autoriciclaggio. Misure sulle quali il confronto con Forza Italia non sarà facile. Il premier ha parlato di dimezzamento dei processi civili in tre anni (che oggi sono oltre 5 milioni), dimezzamento dei tempi medi per il primo grado a meno di un anno, dimezzamento della pausa estiva. Dimezzata anche la pausa estiva nei tribunali. “Nessun bavaglio”, ha poi sottolineato Renzi riguardo alle intercettazioni, mentre sulla responsabilità dei magistrati ha annunciato che verrà introdotta in base al principio del “chi sbaglia paga”.

Confronto con la stampa
Sulla delega per le intercettazioni, il principio richiamato dal presidente del Consiglio è che “è consentita l’intercettazione al magistrato, ma ciò che non riguarda l’oggetto del reato deve esssere pubblicato con grande attenzione. Non immaginiamo sanzioni penali. Non vogliamo mettere il bavaglio, ma non si deve ledere la privacy delle persone”. E sul punto Renzi ha confermato un confronto con i direttori dei giornali. Sì poi a divorzi e separazioni davanti ad altra autorità laddove siano consensuali e a disincentivare le cause temerarie, così da avere processi più rapidi.