Giustizia lumaca e brutale. A Torino nove anni per celebrare un processo. Così gli abusi su una bimba cadono in prescrizione

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Una vicenda surreale, che lascia capire quanto l’Italia ancora debba fare sulla strada della giustizia e del suo funzionamento. Siamo a Torino. Ci sono voluti nove anni perché un processo iniziasse in appello. Ed è così che un uomo condannato a 12 anni in primo grado per violenza sessuale nei confronti di una bambina è stato prosciolto per intervenuta prescrizione. La vittima, che ora ha 27 anni, veniva maltrattata e abusata dal compagno della madre quando ne aveva appena 7. Un caso clamoroso di giustizia lumaca che, come riporta il quotidiano La Repubblica, ha visto l’inusuale commento del magistrato che ha dovuto emettere la sentenza: “Questo è un caso in cui bisogna chiedere scusa al popolo italiano” ha detto la giudice della Corte d’Appello Paola Dezani.

Il presidente della corte d’Appello Arturo Soprano è consapevole che ingiustizia è stata fatta: “Si deve avere il coraggio di elogiarsi, ma anche quello di ammettere gli errori. Questa è un’ingiustizia per tutti, in cui la vittima è stata violentata due volte, la prima dal suo orco, la seconda dal sistema”. Anche il magistrato che ha sostenuto l’accusa ha espresso “il rammarico della procura generale per i lunghi tempi trascorsi”. Il processo secondo Soprano è durato troppo in primo grado, dal 1997 al 2007 e “poi ha atteso per nove anni di essere fissato in secondo”.

La piccola fu trovata per strada in condizioni pietose: aveva traumi e anche infezioni sessualmente trasmesse. La madre andava a lavorare e l’affidava al compagno che ne abusava. Ma solo dopo anni, e passando per una archiviazione, si arriva a una condanna in primo grado. In secondo grado però il fascicolo viene dimenticato, resta fermo. Questo caso però potrebbe non essere l’unico perché nel 2016, il presidente della corte d’Appello Arturo Soprano ha dovuto riassegnare mille processi. Un altro errore, riporta La Repubblica, si sarebbe aggiunto a questo caso la contestazione all’imputato di una recidiva inesistente.

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