Giusto sostenere Conte finché era possibile. Non c’erano alternative. Ricci: “Nel partito scontro surreale. Chi ci guarda da fuori non capisce”

MATTEO RICCI
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Zingaretti non torna indietro, ieri la presidente del Pd Valentina Cuppi – alla quale a questo punto spetta la gestione ordinaria fino all’Assemblea nazionale del 13 e 14 marzo – ha ricevuto la lettera formale di dimissioni da segretario nazionale del Partito, nonostante la moral suasion da parte di militanti e dirigenti dem sia stata corposa e trasversale alle “correnti”: da Orlando a Franceschini, e persino da chi come il primo cittadino di Firenze Nardella o il capogruppo al Senato Marcucci non ha certo risparmiato critiche (per usare un eufemismo) alla sua linea politica è un coro di “Nicola ripensaci”.

Fra questi, in prima linea, il sindaco di Pesaro e coordinatore dei sindaci Pd Matteo Ricci.“Io mi auguro in un ripensamento da qui a domenica ma tempo che sia una decisione definitiva. La preoccupazione è da parte di tutti, a rischio adesso c’è il Pd, forse dietro a tutte queste richieste di ritirare le dimissioni c’è la consapevolezza che il problema non è il segretario ma le tenuta del partito stesso in una fase piena di opportunità ma anche di insidie: il tema è mettere in sicurezza il Pd, deve prevalere il senso di responsabilità. è un copione che si ripete, ogni volta si assiste al logoramento del leader di turno da parte della minoranza interna fino a spingerlo alle dimissioni, è successo con Veltroni, Bersani, Renzi…”.

Ma stavolta cosa ha innescato il risentimento della minoranza? L’ipotesi di un’alleanza strutturale col M5S? La figura di Conte, individuato come possibile federatore?
“Intanto vorrei capire che atteggiamento avremmo dovuto avere nei confronti di Conte, la cui popolarità è a prescindere dal Pd, non avremmo dovuto forse essere leali col M5S e con l’ex premier fino all’ultimo? Lo abbiamo fatto anche nella prospettiva di un’alleanza coi pentastellati anche alle prossime amministrative, certo, e in ogni caso tutti passaggi delicati, dalla crisi del Conte bis fino al nuovo esecutivo Draghi, sono stati decisi all’unanimità. All’interno del Pd c’è qualcuno che ha proposto una linea alternativa nel 2019 all’alleanza coi 5 Stelle, al sostegno al governo Conte o alla nascita del governo Draghi dopo l’appello del Capo dello Stato? Gli avvenimenti chiave dell’ultimo anno e mezzo sono stati passaggi decisi insieme”.

Zingaretti nell’annunciare le sue dimissioni ha detto di vergognarsi del fatto che che “nel Pd da 20 giorni si parli solo poltrone e primarie. A chi si riferiva?
“Il dibattito interno del Pd è lontanissimo dalle esigenze degli italiani alle prese in questo momento con ben altri problemi e non è comprensibile neanche dalla nostra base che si aspetta un partito unito. Non essendoci, come ho spiegato, una linea alternativa a quella portata avanti del segretario appare all’esterno come uno scontro di potere per avere più spazio, anche in vista delle prossime politiche”.

Cosa succede adesso?
“Con le sue dimissioni il segretario ha posto una questione una politica, occorre capire come si risolverà la situazione nel corso dell’Assemblea. Se, come pare, la sua decisione fosse irrevocabile, bisognerà definire un percorso nuovo. è evidente la necessità di rafforzarci e ridefinire lo spazio politico del Pd ma sarebbe servito un congresso tematico, come peraltro Zingaretti aveva in mente, senza mettere in discussione la leadership. Siano in piena pandemia, avremmo potuto discutere serenamente di identità e temi senza arrivare a questo. Il segretario ha fatto una scelta, io ho sperato fino alla fine affinché lui rilanciasse e non si dimettesse. Ora abbiamo bisogno di un gruppo dirigente responsabile per gestire questa fase di transizione”.