Una passerella irrinunciabile. Anche a costo di passare per la padrona di casa che rende omaggio al capo-ufficio in visita di cortesia… È stato questo l’incontro di ieri tra la premier Giorgia Meloni e il vice-presidente degli Stati Uniti, JD Vance. Un abboccamento dovuto, ma privo di contenuto e sostanza. Voluto comunque dalla presidente del Consiglio, per uscire dalle ultime settimane di totale irrilevanza sullo scacchiere internazionale. Un modo per battere un colpo, lei che si era proposta come pontiera tra l’Europa e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Salvo poi ritrovarsi ai margini dei tavoli che contano, “dimenticata” dall’amico americano.
Meloni, con Vance poche inutili chiacchiere di circostanza
E, a dimostrazione dell’ininfluenza dell’incontro milanese di ieri (al quale hanno preso parte anche il vicepremier Antonio Tajani, e il Segretario di Stato statunitense, Marco Rubio), la nota rilasciata da Palazzo Chigi: “Do il benvenuto al vicepresidente Vance e al segretario di Stato, Rubio. Italia e Stati Uniti intrattengono rapporti molto significativi da sempre, stiamo lavorando su molte questioni bilaterali ovviamente di rafforzamento della nostra cooperazione ma anche sugli altri dossier internazionali che sono aperti”, la dichiarazione di Meloni.
“Sono qui – prosegue – per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi ma è anche una occasione per confrontarci sulle nostre relazioni bilaterali”. Il colloquio, si legge sempre nella nota, ha “confermato la solidità del rapporto strategico tra Italia e Stati Uniti, fondato su un partenariato storicamente radicato e articolato, e su profondi legami tra i due popoli, nonché su una comunanza di vedute sulle principali sfide globali, a partire dalla sicurezza energetica e dalla creazione di catene di approvvigionamento sicure e affidabili per i minerali critici”.
Nel bilaterale, Chigi sottolinea che i partecipanti “hanno inoltre approfondito i principali dossier di politica internazionale, con particolare riferimento agli ultimi sviluppi in Iran e Venezuela”. Ben poca cosa, insomma. Per non dire il nulla.
Anche con il presidente polacco solo convenevoli
Ma ieri Meloni ha avuto un incontro anche con il presidente della Repubblica di Polonia, Karol Nawrocki. E anche qui, la solita nota di Palazzo Chigi sottolinea che “il colloquio ha confermato l’eccellente stato delle relazioni bilaterali e la solidità del partenariato tra Roma e Varsavia”.
Naturalmente nei pochi minuti di faccia a faccia, è stata approfondita la cooperazione in ambito economico-commerciale e sono state esplorate le prospettive di un ulteriore rafforzamento della collaborazione nel settore dell’industria della difesa. Inoltre, aggiunge il documento “ampio spazio è stato dedicato ai principali dossier internazionali, con particolare riguardo al comune impegno a sostegno del percorso per una pace giusta e duratura per l’Ucraina”.
Il terzo incontro con l’emiro del Qatar
E, siccome non c’è due senza tre, la premier ha dedicato del tempo anche alla discussione (e alle foto) con l’Emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani. Con lui, in effetti, di temi “caldi” da discutere ce n’erano, a partire dal Medio Oriente allo sperato riavvio di un percorso negoziale tra Stati Uniti e Iran, oltre alla stabilizzazione e la futura ricostruzione della Striscia di Gaza. Temi sui quali Doha opera una mediazione continua.
Probabilmente l’emiro l’avrà messa al corrente degli sviluppi, visto che l’Italia, sul piano internazionale, conta come il due di picche. I due leader, fa comunque sapere Chigi, “hanno affrontato anche il tema della gestione del fenomeno migratorio, sottolineando l’importanza di un impegno comune nel contrasto ai flussi irregolari e al traffico di esseri umani lungo le direttrici del Mediterraneo”. Poi via, tutti a vedere la cerimonia di apertura.