Gli irriducibili spiazzati dalla svolta di Grillo. Di Battista resta in silenzio, si aspettano le ragioni del fondatore che domani farà parte della delegazione che incontrerà Draghi

GRILLO M5S DI BATTISTA
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Cosa succederà adesso nel Movimento Cinque Stelle? È una domanda che tutti si pongono ed è una domanda pertinente. Perché se è vero che i Cinque Stelle sono nati anti – europeisti e anche vero che l’attuale governo europeo si regge proprio sui voti dei suoi 14 eurodeputati. Questo non perché ha tradito gli ideali, ma perché, molto semplicemente, crescendo la sua maturità politica ha capito che una cosa è stare all’opposizione e tutt’altro è stare al governo. Una politica matura è per sua natura una politica di mediazione. Lenin parlava di “estremismo malattia infantile del comunismo”.

E così è per la traiettoria di tutte le forze politiche. Ma anche nel Movimento, come nei soviet comunisti, ci sono i contestatori professionisti che contestano non perché siano convinti che non bisogna mediare, ma perché intravedono nell’ancorarsi al movimentismo una possibilità di acquisire posizioni di potere. Il caso emblematico, diremo il capostipite e certamente Alessandro Di Battista e i suoi seguaci tipo l’ex ministra Barbara Lezzi che da quando le hanno tolto il ministero è avvelenata contro tutto e tutti.

Di Battista non si capisce bene cosa voglia veramente. Perché a sparate contro un eventuale appoggio del Movimento a Mario Draghi fa repentine marce indietro che lasciano basiti. E così anche i seguaci ondeggiano come una molla percorsa da continue vibrazioni che spesso si annullano l’una con l’altra. Nicola Morra, presidente della commissione anti mafia, è un altro Savonarola che sembra fare di professione l’indignato. Elio Lannutti, che fra poco dovrà comparire presso il tribunale di Terni per istigazione all’odio razziale per un pamphlet antisemita, è un altro che non ci sta, si agita, rispolvera l’antico, non vede il moderno e rimane ancorato a suoni perduti che a volte hanno richiami barbari e iperpopulisti.

Intendiamoci, tutti hanno il diritto di dissentire dalla linea della maggioranza del movimento, ci mancherebbe altro. Ma una cosa è dissentire rimanendo dentro ed una cosa e alludere a fuoriuscite a rotture, soprattutto in un momento politico così delicato, in cui l’ex capo politico Luigi Di Maio ha chiesto per prima cosa unità e compattezza non solo per il bene del Movimento stesso, ma per l’intera Italia. In ogni caso non ci sono minacce di blocchi che vogliono uscire dai Cinque Stelle quanto possibili fuoriuscite a titolo personale, come ha fatto Emilio Carelli. Una sorta di evaporazione che è comunque un fenomeno fisiologico.

Dunque per capire meglio in che direzione andranno i 5S bisognerà attendere domani, quando la delegazione del Movimento, intorno alle 12.15, si recherà alle consultazioni con il presidente del Consiglio incaricato Draghi. Ci sarà il garante Beppe Grillo, il Capo politico, Vito Crimi, Ettore Licheri e la vice presidente Paola Taverna per il Senato, Davide Crippa e il vicecapogruppo Riccardo Ricciardi per la Camera.