Gli ottimisti alle corde

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Di Sergio Castelli

Dopo Carlo Cottarelli anche Pier Carlo Padoan lancia l’allarme sui conti pubblici tirando una vera e propria bordata al governo in un giorno già reso difficile dal voto del Senato dove la maggioranza è stata battuta. E poco importa quindi se il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio, ha sottolineato che tutto resterà come prima e non c’è nessun caso Cottarelli: l’allarme sui conti è palese. Innegabile se a ribadirlo sono i membri del governo stesso. Tanto che il carro del premier Matteo Renzi sta perdendo sempre più pezzi. Ultimo in ordine di tempo il ministro del Tesoro Padoan che, seppur dribblando le critiche arrivate mercoledì da Cottarelli, ha riconosciuto che: “la situazione economica in Italia e nell’Unione europea è meno favorevole di quello che speravamo a inizio”. Un altro pezzo che prende le distanze e che probabilmente avrebbe fatto volentieri a meno anche di inserire quei famosi 80 euro in busta paga nel decreto Irpef. Lo spettro della manovra correttiva prende sempre più forma. Mentre, secondo quanto rivelato da Dagospia, Padoan si starebbe mangiando letteralmente le mani per aver rinunciato al vertice dell’Istat per entrare nella squadra renziana.

Quanti attacchi
“Se si utilizzano risorse provenienti da risparmi sulla spesa per aumentare la spesa stessa il risparmio non potrà essere utilizzato per ridurre la tassazione su lavoro”, questa la bomba lanciata da Cottarelli al governo. Poi la rincorsa tra conferme e smentite e il rumors che si fa sempre più insistente di Cottarelli pronto a lasciare dopo l’estate per tornare al Fondo monetario internazionale. Le indiscrezioni del quotidiano La Repubblica parlano del renziano doc Yoram Gutgeld, a cui il presidente del Consiglio sarebbe pronto ad affidare un mandato più ampio su entrate e spese dello Stato. E il premier in serata ha sottolineato: “Taglieremo la spesa anche senza Cottarelli”. Intervistato dall’Huffinghton Post Filippo Taddei, responsabile dell’economia, per il Partito democratico vede come ragionevole una manovra di 16 miliardi, ma sulla cifra esatta afferma: “La lasciamo definire al ministero dell’Economia. Ma è più importante capire cosa vogliamo fare con questa cifra, e dal nostro punto di vista andrà usata per fare in modo che la riduzione delle tasse sul lavoro sia permanente”.

Della Valle all’attacco
A prendere le distanze anche l’imprenditore, nonché concittadino del sindaco fiorentino, Diego Della Valle. In una durissima intervista rilasciata alla Repubblica ha attaccato duramente l’operato dell’esecutivo. Sulle Riforme: “La Costituzione non la può riscrivere uno come Verdini”. Ma entrando più nel dettaglio del settore che interessa maggiormente il patron di Tod’s l’entrata è di quelle a gambatesa sul ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi: “Credo che ci voglia qualche Padoan in più. Nomi non voglio farne, ma penso che alcune delle persone che hanno la delega a gestire lo sviluppo economico del Paese non abbiano le competenze e soprattutto l’esperienza che sono assolutamente necessarie. Specialmente in questo momento”. Affermazioni durissime che fanno il paio con Il Corriere della Sera, di cui Della Valle è azionista, che negli ultimi giorni si sta mostrando sempre più critico per l’operato dell’esecutivo. E se anche da via Solferino attaccano il premier c’è poco da stare tranquilli per un governo nato tra gli squilli festanti di trombe dei grandi quotidiani in mano ai poteri forti del Paese.

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