Gli sprechi spaziali di Saggese

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di Carmine Gazzanni

Prima l’indagine per concussione, poi le dimissioni di ieri. Due giorni sono bastati per smontare Enrico Saggese, uno di quei personaggi che nel corso del tempo è riuscito a mettere in fila incarichi su incarichi, diventando un inamovibile (almeno fino a ieri). Anche quando, tra i vari ruoli apicali ricoperti, il conflitto d’interessi era più che mai evidente. Saggese, infatti, non era solo presidente dell’Asi (Agenzia Spaziale Italiana), ma anche del Cira (Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali), ente nato nel 1984 per gestire il Programma di ricerche aerospaziali (Prora). Della gestione del Prora si è occupata soltanto pochi giorni fa la Corte dei Conti in una relazione che svela un sistema che rasenta l’assurdo tra proroghe illegittime, conflitti d’interessi e finanziamenti a pioggia senza il benché minimo monitoraggio.

Controlli che fanno acqua
È il 1998 quando nasce il Prora, un complesso di opere e progetti in campo aerospaziale affidati al Cira (la cui quota maggioritaria è detenuta appunto dall’Asi), ai quali lo Stato tiene molto sin da subito. Non è un caso che sono due le modalità di finanziamento disposte per la realizzazione delle opere: un piano finanziario “a vita intera” di 428,7 milioni di euro a cui peraltro si aggiungono altri finanziamenti regionali e del Miur che hanno portato il fondo, secondo gli ultimi dati, a 562 milioni di euro; più un secondo finanziamento per “fronteggiare le esigenze connesse alla gestione delle opere progettate e realizzate nell’ambito del Prora”. Stiamo parlando di un contributo annuo prima di 20 milioni (40 miliardi di lire fino al 2002), salito a 24 dal 2007. Un finanziamento che lo Stato ha garantito ogni anno, come se il contributo fosse un “diritto incondizionato del destinatario”, nonostante però la legge preveda un monitoraggio dell’operato del Centro di Ricerca. Insomma, lo Stato ha garantito al Cira 24 milioni annui (oltre al fondo da 562 milioni) senza che ci fosse “un approfondito e consapevole esame delle richieste che dovrebbero essere sempre più analiticamente dettagliate”. Numeri alla mano, quantificando negli anni le due modalità di finanziamento, stiamo parlando di quasi 900 milioni di euro. Che, peraltro, non possono essere nemmeno reinvestiti dato che è un fondo “chiuso”, utilizzabile cioè solo per il Prora e non dirottabile su altri programmi.
La commissione dorme
“Commissione per il monitoraggio del Prora”. Così si chiama l’organismo interministeriale che avrebbe dovuto controllare l’attività del Cira. L’ente di vigilanza, dunque, c’era ma ha dormito sonni profondi. Non è un caso che la stessa Corte parla di “palese anomalia”. Non solo. Mentre infatti il Cira riceveva fondi a pioggia a scatola chiusa, la Commissione, per legge, avrebbe dovuto rinnovarsi dopo tre anni, ma “l’originario termine triennale è ormai scaduto da tempo” e, precisamente, dal 2 agosto 2010. È da allora che si va avanti con proroghe. Illegittime. Tanto che non sarebbe nemmeno errato ritenerle nulle.

Conflitto d’interessi
Ma ecco che subentra, ancora una volta, la figura di Saggese. E non in quanto presidente del Cira o dell’Asi. Tra i vari incarichi ricoperti dall’ingegnere, infatti, c’è anche quello di membro della Commissione per il monitoraggio del Prora. L’assurdo: controllore e controllato assieme. E forse non è un caso che non sia stato monitorato un bel nulla, dubbio che si manifesta anche nelle parole della Corte stessa che, per l’eventuale nuovo organismo da costituire, bisognerebbe pensare all’esclusione del presidente del Cira. Cosa che “consentirebbe ad esso di disporre di una maggiore autonomia di valutazione”. Intanto Saggese si è dimesso. Dall’Asi. Il comunicato, al momento, non cita né il Cira né la Commissione di controllo. Staremo a vedere.

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