Gli studenti fanno la fame. Il manager si gonfia il conto. Condannato l’ex direttore dell’Edisu di Bari. Prese i pochi fondi destinati agli universitari

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di Clemente Pistilli

Famiglie che si svenano per pagare un posto letto ai propri figli, giovani che vanno avanti a forza di panini acquistati al supermercato, che cercano tra le bancarelle dell’usato l’affare per il solito libro costoso, che si trasformano in maratoneti per risparmiare sui trasporti. Questa è la vita dello studente medio universitario. Il problema dello studio non diventa così il primo e soprattutto non è, come dovrebbe essere, il più importante. Davanti a tanti sacrifici si scopre poi che chi dovrebbe dare un aiuto agli aspiranti dottori mette le mani sui pochi fondi disponibili per ottenere super indennità e gonfiare il proprio stipendio. Un quadro a tinte fosche, ma quanto mai chiaro nella dinamica dei fatti quello che emerge da una sentenza emessa dalla Corte dei Conti della Puglia, che ha condannato l’ex direttore dell’Edisu di Bari a risarcire quasi 94mila euro.

I buoni propositi
L’Edisu è l’ente strumentale della Regione Puglia istituito in ogni provincia per “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano il diritto allo studio universitario degli studenti iscritti all’università”. Un ente finanziato con il denaro pubblico e che poi la stessa Regione ha fatto confluire nell’Adisu, raggruppando così in un’unica struttura tutti gli organismi provinciali e mantenendo la stessa mission. In pratica l’Ente per il diritto allo studio universitario prima e l’Agenzia omonima oggi si occupano di aiutare gli studenti ad avere un alloggio, un pasto, i libri, servizi di trasporto e impianti sportivi. Denaro di tutti speso per far studiare e crescerei professionisti di domani.

La brutta pratica
A Bari, però, anziché tendere la mano ai giovani aspiranti dottori le mani sarebbero finite nelle casse dell’Edisu per gonfiare il portafogli del proprio direttore. Se ne sono convinti gli inquirenti contabili, che hanno chiamato l’allora manager Giuseppe Lacatena, 73 anni, di Taranto, a risarcire 266mila euro. Secondo la Procura presso la Corte dei Conti, l’ex direttore sarebbe riuscito a percepire indennità superiori a quanto previsto dal contratto nazionale di lavoro, a farsi pagare illecitamente ferie non godute o addirittura che non gli spettavano e maxi-premi di risultato. Sarebbero state spese così le somme destinate agli universitari, tra una violazione contrattuale e una relativa alle retribuzioni dei dirigenti.

L’ora di risarcire
Arrivata la citazione a giudizio e subentrato anche il problema della prescrizione, alla fine la Corte dei Conti della Puglia ha condannato Lacatena a risarcire quasi 94mila euro. Per i magistrati “non vi sono dubbi che la condotta del Lacatena sia connotata da colpa grave, in quanto posta in essere in spregio alle norme di legge e a quanto sancito dai contratti collettivi e tenuto conto che il medesimo ha sempre gestito, tra l’altro, la contrattazione decentrata, in quanto rappresentante di parte pubblica e quindi esperto in materia di trattamento giuridico ed economico del personale”. La colpa dell’ex direttore? “Grave”. Poco o tanto qualcosa nelle casse pubbliche dovrebbe rientrare e qualche aiuto in più per gli universitari forse sarà possibile.