Governo al capolinea per mancanza di fantasia

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di Gaetano Pedullà

Se non era per l’Imu, sarebbe stato per qualsiasi altra cosa. Troppo fragile, troppo incerto, troppo privo di patos, il governo Letta non è casualmente sull’orlo del precipizio. Invece di prendere il meglio di Pd e Pdl, le battaglie sociali e l’impeto liberale, le parole d’ordine di una parte – come equità – e dell’altra – come libertà economica – nei suoi primi cento giorni l’esecutivo ha pensato solo a non scontentare nessuno, non spingere i temi del centrodestra per non irritare il centrosinistra; non favorire il centrosinistra per non far insorgere il centrodestra. Nessun colpo d’ala, nessuna scossa all’economia, nessuna fantasia; conservazione pura o al massimo un continuo rinvio. Persino nelle nomine al vertice delle grandi aziende pubbliche: nonostante il blitz inqualificabile dei manager per sottrarsi al taglio di stipendio previsto dalla legge, alla fine sono stati rinnovati praticamente tutti. Evidentemente gli amministratori delle aziende di Stato sono tutti bravi e se c’è la crisi non è certo colpa loro. Inevitabile, dunque, che senza Imu e Immunità il Cavaliere giochi l’ultima mossa possibile. La voce grossa di ieri per far cancellare la tassa sulla casa è un ultimatum. Non è detto che sia la goccia che farà traboccare il vaso, ma che la tenuta dell’esecutivo sia ormai compromessa appare chiaro un po’ a tutti. Ieri per la prima volta non si è sentito neppure Napolitano, nelle settimane scorse sempre tempestivo e persino ridondante nel correre in soccorso del premier creato in provetta al Quirinale. Il Pdl con Berlusconi fatto martire e il leitmotiv della tassa sulla casa ha già gli slogan della sua campagna elettorale. Nel Pd di Fassina che continua a difendere l’Imu per non aumentare l’Iva (come se non fossero due provvedimenti da evitare entrambi) la carta buona da giocare alle urne c’è e si chiama Renzi. E anche Grillo vuole andare al voto. Spiace per Letta, ma contro queste grandissime intese, il suo governo dei larghi dissidi ormai può fare davvero poco.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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