Non è il Governo delle… Migliori. Draghi bocciato in parità di genere. Da Palazzo Chigi ai ministeri, poche le donne dirigenti. Solo il 32,5% delle posizione apicali è in rosa

Mario Draghi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Sarà anche il governo dei migliori, come si dice. Ma sulla parità di genere l’Esecutivo guidato da Mario Draghi ha davvero tanto da migliorare. I numeri sulle dirigenti con incarichi ai vertici dei ministeri e della presidenza del Consiglio non mentono: sono poco meno di un terzo le donne che occupano ruoli di primo piano.

Un dossier di OpenPolis rivela infatti come il dato sia peggiorato rispetto al Conte bis: a novembre 2020, c’era il 34,9% di donne con ruoli apicali, mentre adesso il dato si attesta al 32,5%. Ci sono 5 ministeri in cui non è presente alcuna donna negli incarichi amministrativi, mentre lo scorso anno erano 3. Gli spostamenti (in totale sono 46), decisi dal nuovo governo, non hanno tenuto in grande considerazione il rispetto della parità di genere.

NON SONO UNA SIGNORA. Dietro gli annunci, dunque, si scorge una una realtà desolante. “Quando si valuta la questione di genere, spesso si parla di questioni numeriche, che sicuramente è una base. Ma poi bisogna andare soprattutto a vedere la distribuzione delle donne nella scala gerarchica”, spiega a La Notizia Beatrice Brignone, ex deputata e segretaria di Possibile, che quotidianamente si batte contro la disparità di genere. Secondo Brignone, “non solo nei Ministeri, più si sale nell’importanza delle incarico e meno donne ci sono a ricoprirlo”.

Del resto la formazione del governo era specchio fedele di questa tendenza: le donne non siedono propriamente il posti chiave, essendo tagliate fuori dai dicasteri economici. E il discorso che trova l’ennesima conferma in un altro dato: solo una donna è attualmente segretario generale nei sette ministeri che prevedono questo ruolo. Si tratta del 15%, una cifra irrisoria.

“Anche presso la presidenza del Consiglio è previsto il ruolo di segretario generale che, solo in questo caso, è affiancato da tre vice, di cui due sono donne. Più equilibrato è invece il dato che riguarda i capi dipartimento. In questo caso infatti sono quasi la metà le donne che ricoprono incarichi di questo tipo (47,83%)”, sottolinea il dossier di Openpolis. E ancora: “Tra le strutture in cui le donne al vertice sono meno invece si trovano i ministeri della Cultura (-2), quello della Giustizia (-1) e quello dello Sviluppo economico (-1)”.

TOP E FLOP. Un problema non di poco conto ed è chiaro che ogni dicastero fa storia a sé. Al di là della qualità dei ruoli, c’è l’aspetto numerico che comunque non conforta: a Palazzo Chigi su 28 incarichi di vertice, individuati dalla ricerca, 16 sono destinati agli uomini e solo 12, poco meno del 43%, alle donne. Una proporzione simile si ritrova nel ministero dell’Interno, al cui comando c’è proprio una donna, Luciana Lamorgese.

Il ministero della Transizione ecologica, affidato a Roberto Cingolani, è invece il migliore in termini di contrasto al gender gap: c’è una donna al vertice di tutti e tre i dipartimenti e questo “modifica” in maniera significativa il paragone con il precedente governo. Al secondo posto della speciale graduatoria figura il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims) di Enrico Giovannini.

Insomma, due new entry hanno permesso un riequilibrio. Che, però, non può soddisfare nessuno. Brignone evidenzia un ulteriore aspetto: “Ancora permane una divisione visibile per settori. Ci sono delle ‘cose da donne’, che per fortuna si allargano un po’ di più rispetto alle sole Pari opportunità. Mentre altre che non lo sono, apparentemente, come il ministero della Difesa”.