Governo e Congresso. Per Zingaretti una sfida piena di insidie. L’Emilia rafforza il fronte dei sindaci. Al Nazareno non si sta mai sereni

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Mantenuto saldo il timone dell’Emilia Romagna e risultato il primo partito anche in Calabria, da domenica scorsa il Pd è tornato a raccogliere consensi nel Paese. Voti che consentono ai dem di guardare al futuro e gettarsi alle spalle l’incubo delle elezioni 2018. Dopo aver vinto la sfida con i renziani per la guida del Partito democratico e aver ammortizzato sia le scissioni di Azione di Carlo Calenda che di Italia Viva dello stesso Matteo Renzi, Nicola Zingaretti sembra dunque poter iniziare a raccogliere i frutti del suo lavoro e avere maggiore tranquillità al Nazareno.

Ma potrebbe anche non essere così. Proprio la vittoria di Stefano Bonaccini potrebbe infatti ridare vigore al cosiddetto partito dei sindaci, che come esponenti ha anche Giuseppe Sala e Dario Nardella e che più volte è stato indicato come quello in grado di tentare una scalata al vertice del Pd. Senza contare che per tornare a pesare nel Paese e contrastare realmente le destre, Lega in primis, i dem devono anche poter presentare dei risultati agli elettori, con riforme significative varate dal Governo, dove da una parte non possono perdere la loro anima e dall’altra non possono tirare troppo la corda con il Movimento 5 Stelle, che al momento non è forte nelle urne ma ha la forza parlamentare fondamentale per non far naufragare il Conte 2.

BASTONE E CAROTA. Un tale quadro sembra giustificare le prese di posizione di questi giorni da parte dello stesso segretario Zingaretti e di altri esponenti del Partito democratico, che insistentemente puntano su una fase 2 per l’Esecutivo, facendo però attenzione a non mettere alle corde i pentastellati, soprattutto nelle battaglie storiche del M5S come quella sullo stop alla prescrizione. Zingaretti anche ieri ha quindi dichiarato che i temi del partito in vista della verifica di governo prevista per oggi sono quelli di “riaccendere il motore dell’economia, produrre ricchezza, puntare un nuovo modello di sviluppo sostenibile e creare giustizia”.

“Credo – ha sottolineato il segretario – che ci sono da troppo tempo temi nel cassetto come la parità di salario uomo-donna, la lotta alle diseguaglianze, da mettere sul tavolo se da subito si apre nuova stagione di concretezza”. Discontinuità insomma, ma senza scatenare terremoti poi difficili da gestire. Una posizione sostenuta anche dal vicesegretario Andrea Orlando, affermando che “occorre un tagliando al programma di governo per dare maggiore discontinuità e rottura rispetto al Conte I”.

PROSSIMO STEP. Oltre a fare attenzione agli equilibri di governo, con Andrea Marcucci che ad esempio ha battuto ieri sulla riforma del processo penale “per regolamentare i danni creati dallo stop alla prescrizione” e la “revisione integrale dei decreti sicurezza”, Zingaretti per evitare imboscate dovrà inoltre studiare bene le mosse da compiere in vista del congresso. La vittoria in Emilia sembra rendere improbabile l’ipotesi che aveva avanzato lo stesso segretario di rottamare il Pd, creando un nuovo soggetto più inclusivo, ma allargare la proposta dem all’intero campo del centrosinistra, legandosi maggiormente anche a movimenti come quello delle Sardine, resta fondamentale per non finire ko nei prossimi scontri con le destre a trazione leghista. Tutti reclamano apertura. Ma come aprire per il Pd diventa determinante. E per Zingaretti lo è ancor di più per non perdere la piazza grande.