Governo battuto alla Camera. Segnale M5S a Draghi sul green. Il Parlamento potrà richiamare l’Esecutivo all’ordine sui progetti legati alla transizione ecologica

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Da tempo deputati e senatori lamentano di essere stati relegati a un ruolo marginale nel rapporto con l’esecutivo. E così ieri hanno deciso di mandare un segnale preciso a Mario Draghi. Nonostante ci fosse il parere negativo di governo e relatori, il M5S è riuscito a far passare un suo emendamento al decreto Recovery attualmente all’esame delle commissioni Ambiente e Affari costituzionali di Montecitorio. Il testo dovrebbe essere licenziato lunedì.

La modifica proposta dai pentastellati, che ha mandato al tappeto l’esecutivo, prevede l’intervento decisivo del Parlamento sui progetti ambientali necessari per raggiungere gli obiettivi inseriti nel provvedimento che imposta la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Laddove lo richieda almeno una delle Commissioni parlamentari competenti a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, le tipologie dei progetti individuati nell’Allegato I-bis del presente decreto sono modificabili, con decreto del ministero della Transizione ecologica, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti.

Queste ultime si esprimono in ogni caso entro 45 giorni dalla richiesta, decorsi i quali il decreto può essere in ogni caso adottato”. Questo il testo dell’emendamento, a prima firma del pentastellato Alberto Zolezzi, che è stato approvato. I progetti green su cui il Parlamento avrà parola decisiva riguardano opere, impianti e infrastrutture necessari al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima). Tra questi ne compaiono alcuni che il M5S ritiene non proprio compatibili con la transizione ecologica.

Come il Css, combustibile solido secondario. A fine giugno, acquisito lo stop che l’Europa ha decretato nei confronti dell’idrogeno blu e del gas, i deputati del M5S in commissione Ambiente avevano dichiarato che era arrivato il momento di rendere coerente con le indicazioni che arrivavano da Bruxelles anche il decreto Semplificazioni. “Per questa ragione – scrivevano in una nota – abbiamo messo a punto una serie di emendamenti volti a scongiurare che si possa aprire la strada all’uso indiscriminato di combustibile solido secondario (Css), all’incenerimento dei rifiuti in generale e a tecnologie non incentivabili e tutt’altro che consolidate come la cattura e lo stoccaggio di carbonio e l’idrogeno blu”.

Ebbene d’ora in poi basteranno i 2/3 dei componenti di una commissione per chiedere al ministero della Transizione ecologica di rivedere le scelte fatte e di confrontarsi con il Parlamento nel merito di tutte le opere green del Recovery. Deputati e senatori ottengono maggiore spazio anche con un altro emendamento grazie al quale si formalizza in legge la rete per l’attuazione del programma di governo, voluta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Garofoli, e allo stesso tempo si ottiene un coinvolgimento delle Camere e un monitoraggio costante. L’obiettivo è quello di sfoltire le centinaia di decreti attuativi inutili.

“Ne restano 630 con diversi fondi fermi. Dai dati del monitoraggio sappiamo che da circa 40 decreti attuativi in capo al Mef dipende lo sblocco di più di 14 miliardi di euro”, dichiarano i firmatari della proposta, Giuseppe Brescia (M5S) e Stefano Ceccanti (Pd). Intanto sotto la tagliola ne finiscono 20. Ok alla norma a favore degli investimenti al Sud: Il 40% dei fondi Ue andrà alle Regioni del Mezzogiorno. E via libera anche alla norma per 40 milioni in più all’anno contro il dissesto idrogeologico in Calabria. Niente da fare sul 5G: l’emendamento di Iv per alzare i limiti di campo elettromagnetico per ora non passa (leggi l’articolo).