Graduatorie come carta straccia

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di Carmine Gazzanni

L’ultimo annuncio è stato fatto da Angelino Alfano: bisogna “incrementare la presenza di Forze dell’Ordine in vista dell’Expo”, ecco perché ci sarà lo sblocco del turnover “che subirà una deroga del 55%”. Ed ecco allora che il 7 marzo 2014 è stato pubblicato un bando per 650 allievi agenti di Polizia. Una decisione, questa, legittima, se non fosse per i 672 disponibili (160 vincitori in seconda aliquota e 512 idonei non vincitori dell’ultimo concorso già espletato) che potrebbero essere immediatamente assunti senza ricorrere ad alcun concorso, risparmiando tempo e denaro e ottenendo però lo stesso identico effetto.

Viminale contra legem
Eppure il Viminale proprio non ne vuole sapere di ricorrere agli idonei non vincitori. Meglio indire bandi. Bisogna – dicono dal ministero – rispettare l’annualità dei concorsi. Peccato però che le leggi approvate nell’ultimo periodo dicano esattamente il contrario. Dal governo Monti in poi sono una miriade le norme che perseguono un drastico disegno di contenimento della spesa pubblica. Senza dimenticare peraltro la sequenza di decreti legge con cui è stato disposto il blocco del turnover anche per l’amministrazione della Polizia di Stato. Fino ad arrivare al famoso decreto D’Alia il cui articolo 4 comma 3 è chiaro: fino al 31 dicembre 2015 si possono autorizzare nuove procedure concorsuali soltanto dopo aver “verificato l’assenza di graduatorie vigenti, per ciascun soggetto pubblico interessato, approvate dal 1° gennaio 2008”. Insomma, non si possono indire bandi prima dell’esaurimento delle graduatorie di idonei non vincitori (che, per inciso, hanno durata triennale). A questo punto, però, qualcuno dirà: le forze dell’ordine, però, possono sottrarsi a questo dispositivo essendo amministrazioni a ordinamento autonomo. Non è così. A dirlo è stato nel 2011 il Consiglio di Stato nell’Adunanza Plenaria del 28 luglio: “la decisione di scorrimento della graduatoria”, si legge nel dispositivo, “rappresenta ormai la regola generale, mentre l’indizione del nuovo concorso costituisce l’eccezione e richiede un’apposita e approfondita motivazione, che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico”.

Bandi su bandi
E allora perché mai si indicono ogni anno bandi su bandi nonostante, in molti casi, le graduatorie di idonei non vincitori basterebbero da sole a colmare i vuoti di organico? Di casi se ne potrebbero fare ancora a iosa. Secondo gli ultimi dati, ad esempio, si registra un vuoto di organico di 7.597 vice sovrintendenti di Polizia e, nonostante tre graduatorie di idonei non vincitori ancora in corso di validità per un totale di 9.909 persone, sono stati indetti due maxi concorsi. È il caso ancora della Guardia di Finanza: ogni anno puntualmente si pubblica il concorso per l’ammissione alla Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Gdf. Nonostante nel bando stesso si richiami il comma 7 dell’art. 43 del decreto legislativo 199 del 1995: “La graduatoria dei candidati risultati idonei ma non vincitori può essere utilizzata per l’ammissione ad analoghi e successivi corsi entro 18 mesi dall’approvazione della stessa”. Norma disattesa, ancora una volta.

Tentativi andati a vuoto
In Parlamento, intanto, qualcosa è stato fatto. O, meglio, si è tentato di fare dato che poi governo e maggioranza hanno bocciato ogni proposta possibile e immaginabile. Diversi parlamentari M5S e Sel, ad esempio, hanno presentato emendamenti prima allo stesso decreto D’Alia, poi alla legge di stabilità, infine al decreto mille proroghe. Tutti per obbligare il Viminale a ricorrere agli idonei. Ma tutte le proposte, nessuna esclusa, è stata alla fine cassata. Meglio spendere.