di Carmine Gazzanni
Tempi biblici, spese che via via crescono, pagamenti pubblici che arrivano dopo anni dalla fine dei lavori e una macchina burocratica che blocca tutto. Il risultato รจ che lโItalia continua ad essere il Paese delle opere incompiute. Anzi: col passare degli anni, lo รจ sempre di piรน. Questo รจ il quadro desolante che emerge dal rapporto, pubblicato in questi giorni, del Dipartimento Sviluppo del Mise sui โTempi di attuazione e di spesa per le opere pubblicheโ. Secondo il monitoraggio ministeriale, sono oltre 35mila le infrastrutture ancora da ultimare per un valore stimato di circa 100 miliardi. E, probabilmente, dovremmo aspettare ancora molto, dato che via via i tempi si allungano incredibilmente. Rispetto allโultimo monitoraggio (relativo alle opere incompiute al 2009) i tempi sono cresciuti del 30%.
CANTIERI ETERNI
Bisogna precisare che, ovviamente, il valore economico delle opere incide in modo sostanziale sulle fasi di attuazione delle opere e, dunque, anche sui tempi. E cosรฌ, se gli interventi di importo inferiore ai 100mila euro sono completati mediamente in 2,9 anni, allโestremo opposto per le opere di importo superiore ai 100 milioni di euro sono necessari in media 14,6 anni (nel 2009 ne occorrevano โsoloโ 11,1). Unโeternitร . Facendo una media complessiva, per una singola opera sono necessari 4 anni e mezzo. Ma รจ una stima che, ovviamente, va contestualizzata regione per regione. E cosรฌ scopriamo, ad esempio, che in Sicilia ci vogliono mediamente quasi 7 anni.
STRUTTURA GOFFA E LENTA
Ma ecco allora la domanda: cosa incide piรน di ogni altra cosa su queste incredibili lungaggini? La risposta รจ una soltanto: la nostra macchina burocratica. Lenta, goffa, pesante. Tra i fattori piรน comuni si va dallโincertezza sulle disponibilitร finanziarie (soprattutto a causa del patto di stabilitร interno) fino alla necessitร di reperire risorse; dai ritardi nel rilascio delle autorizzazioni fino ai casi, paradossali, in cui il soggetto attuatore non sorveglia in modo adeguato le procedure, โspesso a causa di carenza di risorse (tecniche o umane)โ. Gli effetti sono revisioni, ricalcoli e perizie continue. Per non parlare poi dei continui ricorsi che bloccano i lavori per anni. Basti un altro piccolo esempio per capire come sia la macchina burocratica il primo alleato dellโincompiuto. Secondo quanto emerge dal dossier un fenomeno โche si ritiene debba essere oggetto di attenta valutazioneโ รจ il cossiddetto tempo di attraversamento, ovvero โil lasso di tempo necessario per transitare da una fase procedurale alla successivaโ. Un tempo morto, dunque, che rappresenta in media il 42% della durata complessiva di unโopera pubblica (circa 2 anni rispetto ai 4,5 anni di durata complessiva). Ma non รจ tutto. Nel dossier, infatti, vengono riportati anche i casi piรน emblematici di ritardi colossali per opere anche โordinarieโ. Per dire: la linea ferroviaria Milano-Brescia (costata oltre 500milioni) ancora รจ da concludere, nonostante i lavori siano cominciati nel 2003. O, ancora, la ricostruzione dellโacquedotto Gela-Aragona: i lavori, iniziati nel 2007, non sono nemmeno al 50%.
IL PARADOSSO
La conseguenza di tale quadro non puรฒ che essere una: i costi per le opere lievitano. Ma cโรจ anche un altro aspetto, paradossale, finora sottovalutato. Quando finalmente i cantieri chiudono, infatti, i rubinetti dei finanziamenti rimangono aperti. Per un intervento del valore tra i 50 e i 100 milioni, occorrono mediamente 5,4 anni. Ma per completare la spesa servono 9,2 anni. E di chi la colpa? La burocrazia, naturalmente. โLa lunghezza di questi tempi – si legge – deve spingere ad un rafforzamento dellโazione di vigilanza e monitoraggio degli aspetti economici degli interventiโ. Azione che oggi manca.