Gratteri non sta Muto. Maxi-operazione della Dda di Catanzaro contro il clan del “re del pesce”: 58 arresti tra Salerno e Cosenza

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Ci sono anche il boss Franco Muto e i figli Luigi e Mary (detta Mara) tra le persone arrestate nel corso dell’operazione “Frontiera”, che ha colpito, stamattina, la cosca Muto della ‘ndrangheta, operante soprattutto sul tirreno cosentino, con base operativa a Cetraro. L’operazione è stata guidata dal procuratore della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri e condotta dai  carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza.

Alcune ordinanze sono state notificate in carcere a diversi pregiudicati, ritenuti intranei o vicini alla cosca. Coinvolto anche Maurizio Rango, già detenuto, esponente di spicco delle cosche operanti a Cosenza. I carabinieri stanno effettuando, ancora adesso, diverse perquisizioni in vari luoghi del cosentino.

In totale sono state emesse nelle province di Cosenza e Salerno ed in altre località del territorio nazionale, ordinanze di custodia cautelare in carcere, nei confronti di 58 persone indagate tra l’altro per associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione e rapina. Al centro delle indagini del ros una delle più pericolose e violente cosche della ‘ndrangheta, con a capo Francesco Muto di Cetraro detto il “re del pesce”, che ha monopolizzato per oltre 30 anni le risorse economiche del territorio curando fino al dettaglio la commercializzazione dei prodotti ittici, in un’area a forte impatto turistico, dei servizi di lavanderia industriale delle strutture alberghiere e della vigilanza in favore dei locali d’intrattenimento della fascia tirrenica cosentina e del basso Cilento.

Parallelamente le indagini del comando provinciale di Cosenza hanno documentato un importate traffico di stupefacenti che, sotto il controllo del clan Muto, inondava di cocaina, hashish e marijuana le principali località balneari della costa tirrenica calabrese, tra cui le note Diamante, Scalea e Praia a Mare. Contestualmente sono stati sottoposti a sequestro beni per circa 7 milioni di euro.

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di Gaetano Pedullà

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