Grazie al Reddito di cittadinanza ridotta del 60% la povertà nel Paese. Parla il senatore M5S, Romano: “Il virus pesa sulla ricerca di lavoro”

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Senatore Iunio Valerio Romano (M5S), oggi si chiude la prima fase del Reddito di cittadinanza: è previsto lo stop di un mese per rivedere i requisiti dei percettori. Qual è il bilancio di questa riforma dopo un anno e mezzo?
“Il bilancio non può che essere positivo. Il tasso di povertà è diminuito del 60%, al momento 200 mila persone hanno trovato lavoro grazie al Reddito e oltre 400 comuni hanno attivato i Puc. è chiaro che per misurare la portata della rivoluzione coperincana, che abbiamo introdotto sul fronte delle politiche attive del lavoro e misurarne gli effetti serve tempo, oltre a un’analisi di medio termine. Per ogni riforma è così. Peraltro, l’emergenza inedita che stiamo vivendo ha avuto ricadute anche con riguardo all’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

E’ la fase 2, però, quella delle politiche attive del lavoro, ad essere finita al centro delle polemiche. A inizio settembre i beneficiari che hanno sottoscritto un contratto di lavoro erano circa 200mila su una platea di 1,23 milioni. E c’è chi parla di fallimento della misura…
“Il Reddito di cittadinanza si è rivelato provvidenziale per milioni di persone in questi mesi. Se non lo avessimo introdotto il peso della crisi avrebbe avuto un impatto assai più drammatico. Tuttavia, esso è nato come misura proattiva, non assistenzialistica. È necessario che domanda e offerta di lavoro si incontrino realmente”.

I Centri per l’impiego e i Navigator si sono rivelati l’anello debole della riforma?
“La legge istitutiva del reddito di cittadinanza prevede un potenziamento dei servizi dell’impiego, che dipendono dalle Regioni e che nel 2018 contavano un organico di circa 8 mila addetti. Abbiamo previsto di elevarne il numero e portarlo a regime a 11.600 unità entro il 2021. I navigator sono figure ‘ausiliarie’, che affiancano il personale dei centri per l’impiego ma sono gestiti da Anpal. Hanno il compito di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. È necessario mettere nelle condizioni il sistema di funzionare efficacemente”.

Conte pensa ad un tagliando alla riforma spingendo per un sistema unico informatico nazionale che consenta di incrociare domanda e offerta di lavoro. Condivide?
“Condivido appieno l’impostazione del Premier Conte. Serve una banca dati unica nazionale. Su questo è stato aperto un tavolo a palazzo Chigi con le ministre Catalfo e Pisano per creare un software unico, capace di incrociare domanda e offerta di lavoro e che faccia dialogare i 20 sistemi informativi lavoro delle Regioni. Parliamo di una materia concorrente, le cui azioni vanno concordate in sede di conferenza Stato-Regioni. Bisogna lavorare per dare piena attuazione a questa rivoluzione che è il Reddito di cittadinanza e portarlo a regime”.

E le polemiche sull’aumento a 150mila euro dello stipendio del presidente Inps?
“Non c’è notizia. è stata costruita una vergognosa campagna mediatica per colpire il governo, il ministero del Lavoro e il M5S. Chi ha gridato allo scandalo piazzava i propri uomini con stipendi d’oro ovunque quando era al governo. Hanno montato una pantomima sul nulla”.

Questione infortuni sul lavoro: una voragine che brucia il 2,6% del Pil. Come fermare l’emorragia?
“Gli infortuni sul lavoro non rappresentano solo un costo umano ma anche socio-economico. Ritengo necessario intervenire sul piano legislativo. Il Testo unico sulla sicurezza, entrato in vigore 12 anni fa, risulta in alcune sue parti ancora incompiuto per via della mancata adozione di numerosi decreti attuativi. Serve più prevenzione, più controlli e reale condivisione delle banche dati. Servirebbe almeno triplicare il numero degli ispettori tecnici.