Gregoretti, gioco sporco contro Toninelli. La velina della Lega sull’ex ministro trasformata in Fake news. Per le navi italiane non serve alcuna autorizzazione. Ma Libero, La Verità, Il Tempo e Repubblica cavalcano la balla

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La vicenda della testimonianza dell’ex ministro dei Trasporti Danilo Toninelli al processo di Catania contro Matteo Salvini per sequestro di persona per la nave Gregoretti, sta assumendo toni paradossali. Secondo diversi giornali, Libero, La Verità, Il Tempo, Repubblica, Toninelli ha detto di “non ricordare” di aver firmato un decreto di entrata per la nave della guardia costiera. Ma il ministro si difende con un post su Facebook dichiarando che non poteva firmare alcun decreto perché la Gregoretti era una nave militare e che il non ricordo è stato estrapolato da una dichiarazione a proposito di una nave civile, l’Open Arms.

Toninelli dice che è stata l’avvocato Giulia Bongiorno a fornire queste distorte informazioni, sotto forma di velina ai giornali che lo hanno massacrato pubblicamente mettendo a repentaglio la sua incolumità fisica. Infatti Toninelli teme di essere “preso a sberle” da qualcuno per strada. Inoltre, continua il Cinque Stelle, Salvini nella sua memoria difensiva ha parlato di responsabilità per lo sbarco in capo al ministero che allora lui dirigeva e cioè i Trasporti mentre è acclarato da altri documenti anche della Ue che la responsabilità è del ministero dell’Interno.

Toninelli dunque è caduto vittima di un complotto mediatico che è stato abilmente intessuto citando solo parti di frasi oltretutto riguardanti un’altra nave e quindi un altro contesto. Un micidiale meccanismo che ha propagato l’idea di un ministro vago e che “non ricorda” nulla e che ha provocato la reazione suo social in cui molti utenti lo hanno minacciato apertamente insultandolo, dandogli del traditore, e prendendolo a parolacce irripetibili. Toninelli ha dichiarato che procederà alla tutela della propria immagine nelle sedi legali. A questo punto una riflessione è d’obbligo.

Toninelli è stato membro del primo governo, quello giallo – verde, insieme a Salvini e la Lega per poi farsi disciplinatamente da parte nel secondo, quello giallo-rosso. Disciplina che però è completamente mancata ad altri ex ministri che una volta non riconfermati nel secondo governo sono passati improvvisamente all’opposizione interna cominciando una lunga e stizzita guerra contro i “vertici” rei di non avergli appunto conservato il posto ministeriale. Persone, militanti, che non hanno saputo posporre la propria personale vanità a quella del bene comune del Movimento e che evidentemente cercavano più la propria visibilità personale che appunto il bene collettivo.

Toninelli è l’unico che una volta perso il posto di ministro abbia con grande disciplina, coerenza e senso di responsabilità accettato di farsi da parte, di stare nell’ombra, di uscire dalle luci ammalianti dei riflettori mediatici a cui –come abbiamo visto in questi tempi di pandemia neppure gli scienziati riescono a resistere, è l’unico dicevamo che si sia comportato da bravo soldato, da vero militante che si mette comunque a disposizione del gruppo. Qualità queste non facili da trovare, moneta rara che meriterebbe adeguata valorizzazione quando a breve si formerà il nuovo gruppo dirigente.

Ci aspettiamo quindi che il Movimento difenda pubblicamente il suo coraggioso ex ministro e che premi la sua competenza, la sua fermezza e la sua voglia di verità. Qualità che, insieme all’aspetto fisico, lo fanno assomigliare ad un eroe romantico di tempi che, purtroppo, non ci sono più. Resta da stigmatizzare certa stampa che si è gettata su una notizia, che non era una notizia ma una furba interpolazione e trasposizione tra due navi diverse, non solo non verificandone la veridicità ma neppure capendo di cosa che si stesse parlando di cose diverse, come è successo per La Verità diretto da Maurizio Belpietro.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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