Grida “Allah Akbar”, subito dopo si scaglia contro i poliziotti penitenziari. Panico nel carcere di Padova, feriti tre secondini

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Ancora altissima tensione in carcere a Padova. Ieri tre poliziotti penitenziari sono stati aggrediti, prima verbalmente e poi fisicamente, da un detenuto nordafricano che li ha assaliti gridando “Allah akbar!”. A darne notizia è Giovanni Vona, Segretario Nazionale per il Triveneto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe: “E’ successo che ieri mattina, all’interno della Casa di reclusione patavina,un detenuto maghrebino, per ragioni assolutamente sconosciute, ha dapprima cercato di aggredire il personale di Polizia Penitenziaria in servizio nella Sezione detentiva e poi,  durante l’accompagnamento dello stesso presso gli ambulatori infermieristici, ha tirato fuori una lametta abilmente occultato ed ha cercato di ferire il  personale che lo stava accompagnando. Ne è nata una colluttazione. Il detenuto è stato immobilizzato, ma tre poliziotti sono rimasti contusi. Aspetto inquietante, di questa vergognosa storia, è stato che il soggetto si è scagliato contro i colleghi al grido Allah Akbar. Stiamo parlando di un detenuto di circa 45 anni, ristretto per reati di lesioni, resistenza, rapina a mano armata e altro. Ormai non abbiamo più parole per descrivere le criticità delle carceri del Triveneto e le conseguenti pericolose condizioni di lavoro di chi vi lavora, in primis appartenenti alla Polizia Penitenziaria”.

“Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre”, denuncia Donato Capece, segretario generale Sappe. “Altro che carcere umano e più sicuro, come prometteva il Ministro della Giustizia Orlando: le carceri sono un colabrodo per le precise responsabilità di ha creduto che allargare a dismisura le maglie del trattamento a discapito della sicurezza interna ed in danno delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria”.

Capece, che esprime solidarietà ed ha parole di apprezzamento per i poliziotti contusi a Padova, aggiunge: “Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. Sono oggettivi i numeri riferiti alle colluttazioni ed ai ferimenti nelle carceri italiane, riferiti all’anno 2017: le colluttazioni sono state 7.446 ed i ferimenti 1.175. Ossia, statisticamente 20 colluttazioni e 3 ferimenti al giorno! Non fanno statistica ma sono reali le aggressioni verbali di quei detenuti che inveiscono, offendono e poi scagliano contro i poliziotti penitenziari le proprie feci, l’urina o la candeggina… E allora è mai possibile che nessuno, al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, abbia pensato di introdurre anche per la Polizia Penitenziaria ed i suoi appartenenti, per fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge, strumenti come quelli in uso a Polizia di Stato e Carabinieri, ossia pistola “taser” e spray al peperoncino? Evidentemente le priorità erano e sono altre: come, ad esempio, consentire l’uso della sigaretta elettronica nelle celle o prevedere le “doccette” nei cortili passeggi per dare refrigerio ai detenuti durante i mesi estivi (dimenticandosi per altro, sistematicamente, l’adozione concreta di provvedimenti per il benessere del Personale di Polizia Penitenziaria, specie di quello che vive nelle Caserme…)”.