Grillo cavalca gli scandali

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di Francesco Volpi

Non provarci nemmeno, a questo punto, sarebbe stupido. Beppe Grillo sta affrontando la crisi peggiore da quando ha deciso di buttarsi in politica. La sconfitta alle Europee, i malumori interni al Movimento 5 Stelle  e la querelle legata alla possibile alleanza con l’Ukip di Nigel Farage lo hanno messo quasi ai margini del suo stesso partito. Ma per sua fortuna la politica italiana concede sempre un’opportunità agli sconfitti, specie quando esponenti della parte vincente finiscono invischiati in casi scomodi. Così lo scandalo Mose può offrire a Beppe un’occasione più unica che rara: cavalcare l’indignazione dei cittadini per rilanciarsi, magari già per i ballottaggi di domani. Il M5S concorre ancora in dodici Comuni. Recuperare terreno nei confronti degli sfidanti non è semplice, soprattutto negli unici due capoluoghi a disposizione, Modena e Livorno. In entrambi i candidati grillini sembrano lontani anni luce dagli esponenti del Pd ma un tentativo andrà comunque fatto. Beppe ci sta pensando e, non a caso, negli ultimi giorni è tornato a ruggire dal suo blog contro la malapolitica: “Noi vinciamo poi, intanto #arrestanovoi” ha scritto. Un messaggio che evidenzia la volontà di Grillo di non farsi scappare l’occasione.  Vincere domani sarà quasi impossibile ma il M5S ha diverse frecce al proprio arco in questo momento, a partire da quella della comunicazione.

Mettiamo, ad esempio, che il il Movimento perda ma veda crescere il proprio consenso. Un tale risultato potrebbe essere cavalcato per lanciare nuovi attacchi a Matteo Renzi, sostenendo che, ad appena due settimane dalla netta affermazione del Pd, il vento è già cambiato. E’ un po’ il gioco della vecchia politica, intendiamoci, quella in cui tutti vincono e nessuno perde. Ma se c’è una cosa che è mancata ai grillini è proprio la malizia di chi naviga da anni dentro i palazzi del potere. Grillo, da vecchio uomo di spettacolo, non può non averci pensato. Molto se non tutto, come è logico che sia, dipenderà dalle scelte dei cittadini. Il tempo della campagna elettorale è chiuso e quindi quella di Grillo, riguardo i ballottaggi di domani, è più una speranza che una strategia. Ma se le cose dovessero andare bene allora non si potà più sbagliare.  Bisognerà ricominciare con un’opera di cannoneggiamento costante nei confronti del Governo. In modo intelligente e costruttivo però. Beppe ha capito sulla sua pelle di esserci giocato una grossa fetta di consenso utilizzando toni troppo fuori dalle righe, che hanno spaventato gli italiani. Glielo ha detto Casaleggio (“devi sforzarti di ridere di più”) e glielo hanno ribadito molto dei suoi (qualcuno anche a muso duro). Il cambio di strategia comunicativa scelto dal M5S giovedì scorso non può essere un caso.

Lo stesso Beppe ha ammesso di aver commesso errori. Ora il tempo degli sbagli è finito. Se i grillini vogliono diventare forza di governo d’ora in poi dovranno pesare ogni mossa sulla bilancia del voto popolare. Importante sarà anche la linea che Grillo deciderà di seguire in Europa, dove si giocano i destini economici del nostro Paese. Insomma l’occasione, sia pur piccola, c’è e va sfruttata. Quelle di domani non saranno le elezioni politiche ma in questo momento a Grillo serve soprattutto un’ancora cui attaccarsi e da cui ripartire all’attacco.

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Centotrentanove. Tanti sono i Comuni italiani che domani dovranno tornare alle urne per i ballottaggi delle elezioni Amministrative dello scorso 25 Maggio. Nella maggior parte del Paese si voterà solo nella giornata di domenica, dalle 7 alle 23. In Sicilia, invece, ci si potrà recare ai seggi anche lunedì, ma solo sino alle 15 del pomeriggio. La maggior parte degli enti locali vede in vantaggio le coalizioni di centrosinistra e, salvo scossoni, difficilmente questa tendenza cambierà. Tuttavia gli eventi degli ultimi giorni (a partire dallo scandalo Mose) potrebbero avere l’effetto di cambiare le scelte degli elettori, specie nei Comuni dove sono in lizza i candidati del Movimento 5 Stelle, vista la vocazione antisistema del partito di Beppe Grillo.  Ma anche negli altri il peso di chi ha sostenuto il M5S al primo turno potrebbe farsi sentire e spostare l’ago della bilancia a favore di chi insegue. Le risposte più importanti da un punto di vista politico sono attese dai capoluoghi giunti al secondo turno, che saranno diciassette. Tra questi ci sono città strategiche e importanti nell’ottica delle diverse aree regionali. Vediamo quali sono.

Bari
A Bari non dovrebbero esserci problemi per il candidato del centrosinistra Antonio Decaro che parte dal 49,4%. Il suo sfidante Mimmo Di Paola, in lista con il centrodestra, deve infatti recuperare più di quattordici punti per impensierirlo. Anche perché il Movimento 5 Stelle ha confermato di non voler dare a nessuno i propri voti. L’unica speranza per Di Paola risiede nell’affluenza. Al primo turno si è recato alle urne solo il 67% degli aventi diritto. Se il candidato di centrodestra riuscisse a convincere parte degli astenuti a sostenerlo potrebbe avere più chance di un recupero.

Modena
Modena è uno dei due capoluoghi di provincia che vede in lizza al ballottaggio un candidato del M5S. Si tratta di Marco Bortolotti che, il 25 Maggio, ha conquistato il 16,3% dei voti. Un risultato che non dovrebbe impensierire Giancarlo Muzzarelli, centrosinistra, attestatosi al 49,7%. Muzzarelli dovrà però contenere l’effetto Giovanardi. L’ex ministro, candidato al primo turno con Ncd-Udc, ha detto di considerare i grillini “il male minore”. E’ possibile dunque che i suoi elettori, e più in generale quelli di centrodestra, sostengano Bortolotti.

Livorno
La rossa Livorno va al ballottaggio. A pensarci è stata una delle notizie del primo turno. Come nel caso di Modena a vedersela con il candidato di centrosinistra, Marco Ruggeri che parte dal 39,9%, sarà un grillino. Vale a dire Filippo Nogarin che sinora ha conquistato solo il 19,3% dei consensi dei livornesi. Anche qui, dunque, missione quasi impossibile per i pentastellati che, tuttavia, sono riusciti a spaccare a metà l’elettorato tradizionalmente di sinistra di Livorno.
Padova
Spostiamoci verso nord-est dove il caso Mose potrebbe avere effetti più incisivi sul ballottaggio di domani. A Padova la sfida è molto più tirata. Si contendono la poltrona di sindaco Ivo Rossi, centrosinistra, e Massimo Bitonci, capogruppo della Lega al Senato ma sostenuto da tutto il centrodestra. Rossi è in leggero vantaggio (33,8% al primo turno) ma Bitonci lo tallona (31,4%). La partita è, quindi, apertissima a qualsiasi risultato. Padova potrebbe, infatti, decidere di cambiare sponda dopo dieci anni di governo Pd.

Bergamo
La situazione di Bergamo è simile a quella di Padova. La coalizione di centrosinistra, guidata da Giorgio Gori, è in vantaggio di poco anche qui. Gori ha infatti ottenuto il 45,5% dei voti, risultato che lo di stanzia di poco più di due punti rispetto al candidato di centrodestra Franco Tentorio (al primo turno ha preso il 42,1%).
Pavia

Meno problematico, sempre sulla carta, il quadro di Pavia. Alessandro Cattaneo (Forza Italia), forte del 46,5%, dovrebbe prevalere su Massimo Depaoli, centrosinistra. La distanza tra i due, in realtà, non è molta (Depaoli parte dal 36,%) ma il sindaco “formattatore” di centrodestra è uno dei primi cittadini più amati d’Italia e, quindi, dovrebbe essere quasi certamente riconfermato.