Guerra ai finti poveri. Saranno calcolati anche la casa e ogni forma di reddito

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di Alessandro Ciancio

L’obiettivo ambizioso è al solito quello di stanare i ‘finti poveri’ potenziando il sistema dei controlli. E visto che il vecchio Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente vigente dal 1998) mostrava i segni del tempo, il premier Enrico Letta e il ministro del Lavoro Enrico Giovannini hanno deciso di inserire diverse novità nel misuratore della situazione economica delle famiglie utilizzato dalle amministrazioni pubbliche allo scopo di fissare la soglia entro cui ammettere l’accesso a determinante prestazioni sociali ed economiche nonché applicare tariffe differenziate nell’utilizzo di determinati servizi. Che lo strumento sia largamete diffuso lo dimostrano i dati: nel 2012 sono state infatti presentate a fini Isee circa 6,5 milioni di dichiarazioni corrispondenti a oltre 5,8 milioni di nuclei familiari (il 30% della popolazione). Giovannini ha spiegato che la riforma considera adesso tutte le forme di reddito (comprese quelle fiscalmente esenti), migliora la capacità selettiva dando un peso più adeguato alla componente patrimoniale, considera le caratteristiche dei nuclei con carichi gravosi (come le famiglie numerose e con persone con disabilità), consente una differenziazione dell’indicatore in riferimento al tipo di prestazione richiesta, riduce l’area dell’autocertificazione, consentendo di rafforzare i controlli per ridurre le situazioni di accesso indebito alle prestazioni agevolate. È stata inoltre introdotta la possibilità di calcolare l’Isee ‘corrente’ in caso di variazioni del reddito superiori al 25%. Vengono poi sottratti dal reddito gli assegni di mantenimento, i redditi da lavoro dipendente (quota del 20% fino a un massimo di 3.000 euro), le pensioni (20% fino a 1.000 euro), il costo dell’abitazione (da 5.165 a 7.000 euro all’anno). «In un periodo di crisi come quello attuale – fanno sapere dal Ministero – un’esatta valutazione delle condizioni reddituali e patrimoniali del nucleo familiare e dei singoli componenti è fondamentale per erogare servizi e prestazioni sociali, in modo da migliorare l’equità favorendo le situazioni di maggiore bisogno ed evitando sperequazioni. Di conseguenza, riformare l’Isee è un atto a forte valenza etica, in un momento in cui l’emergenza sociale impone di orientare le risorse disponibili a favore di chi è in uno stato di reale necessità».