Guerra in Ucraina, Draghi: “Mosca e Kiev smettano di sparare”. Ma il piano per la pace di Super Mario non convince l’Ue. Borrell: “La Russia deve prima ritirarsi”

Il piano per la pace in Ucraina proposto dal premier Mario Draghi non convince l'Ue. Borrell: "La Russia deve ritirarsi".

“L’ultima volta che ho parlato con Putin ho iniziato dicendo ‘la chiamo perché voglio parlare di pace’ e mi ha detto non è il momento. ‘La chiamo perché vorrei ci fosse un cessate il fuoco, non è il momento’. ‘La chiamo perché forse solo voi due potete risolvere la questione…non è il momento’. Parlando con Biden gli ho detto che forse è solo da lui che Putin vorrebbe sentire una parola e il suggerimento ha avuto più fortuna perché l’indomani non lui, ma il ministro della Difesa americano e quello russo si sono sentiti”. È quanto ha detto il premier Mario Draghi parlando della guerra in Ucraina con gli studenti della Scuola “Dante Alighieri” di Sommacampagna.

SENATO, INFORMATIVA DEL PRESIDENTE MARIO DRAGHI SULL'UCRAINA

“Chi attacca con la violenza ha sempre torto. Quello che è successo in Ucraina – ha aggiunto il presidente del Consiglio – è che il piccolino è diventato sempre più grande e lo è diventato perché è stato aiutato dagli amici e poi perché combatte e si difende per un motivo: la libertà. Noi italiani viviamo questa guerra di riflesso, da lontano e mi chiedo cosa si può fare oltre che aiutare l’amico. Quello che si deve fare è cercare la pace, fare in modo che i due smettano di sparare e comincino a parlare”.

Il piano per la pace di Draghi non convince l’Ue. Borrell: “La Russia deve ritirarsi”

“Abbiamo preso nota del piano di pace dell’Italia – ha detto l’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell – e come Ue sosteniamo qualsiasi sforzo volto a concludere il conflitto. Ma dal punto di vista europeo questo deve passare dall’immediata cessazione dell’aggressione e dal ritiro senza condizioni dell’esercito russo. Le condizioni per questo cessate il fuoco le dovrà decidere l’Ucraina.

“Lo sapevo, ne ero sicuro ma non ci volevo credere. Non si portano 200.000 truppe in assetto di guerra sul confine di un paese se non per attaccare” aveva detto in mattinata Draghi conversando con gli studenti della scuola Dante Alighieri di Sommacampagna. “Io ero sicuro sarebbe successo – ha aggiunto il premier – perché purtroppo è successo anche in passato con l’Unione Sovietica. Allo stesso tempo non volevo crederci. Ho parlato con Putin fino all’ultimo e ci siamo dati appuntamento per risentirci, ma lui ha lanciato invasione. E’ un dramma terribile, un errore spaventoso fatto da Putin”.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 17:05
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