La guerra allo smart working presenta il conto. Brunetta ha richiamato tutti in ufficio. E ora gli statali sono più a rischio

Brunetta smart working
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Renato Brunetta è una persona nota per il suo tempismo. Per intenderci, se fosse vissuto ai tempi del Titanic avrebbe comprato il biglietto per la traversata qualche ora prima del naufragio. E così, già da questa estate, quando il virus sembrava sonnecchiare (ma l’aveva fatto anche l’estate prima e cioè quella del 2020) se ne uscì con una campagna a tamburo battente sul fatto che gli statali dovevano terminare lo smart working per tornare in presenza in ufficio (leggi l’articolo).

La cosa non piacque affatto sia ai lavoratori che ai sindacati, ma in verità neppure al variegato mondo dei virologi che però in quei tempi tacquero accondiscendenti ai desiderata governativi draghiani. Ed infatti, il vero motivo del ritorno in presenza nella pubblica amministrazione è quello dettato dal fatto che l’economia dei bar e dei ristoranti ubicati strategicamente intorno ai ministeri languiva alquanto, anzi era ridotta praticamente a zero. E si sa quanto sia caro a Forza Italia il mondo dei bottegai del tramezzino ed affini.

TUTTI IN RIGA. Fatto sta che Brunetta decretò formalmente che dal 15 ottobre scorso gli impiegati pubblici sarebbero dovuti tornare in presenza per la gioia dei suddetti bottegai che ripresero i loro affari incuranti del pericolo per la comunità. Diciamo che la narrazione è coincisa, ma il succo è questo dietro le tante moine politico-amministrative che hanno preparato la vasellina istituzionale.

Detto questo, il povero Brunetta sperava che la seconda di vaccinazione avrebbe fermato la pandemia, ma – come è ben noto – Covid- 19 ha una certa predilezione per la stagione invernale, visto che in tutto il mondo c’era già stato un netto picco in autunno. Forse il ministro non lo sapeva, ché queste sono cose da professoroni, o forse, più plausibilmente lo sapeva ma fedele al motto paesano “cosa fatta capo ha”, appunto, l’ha fatta ed ora che il virus rialza la testa e si presenta sotto la mutata e nuova foggia dal fantascientifico nome Omicron (a proposito, nessuno ha notato ancora l’identità con l’omonimo film di Ugo Gregoretti del 1963), fa il finto tonto o il pesce in barile e finge di non saperne più nulla.

Ma così non è perché Brunetta, da ministro in carica del governo Draghi, deve rendere conto del suo operato al Parlamento di cui ha la fiducia ed anche – e soprattutto – al popolo italiano che la sua abusata fiducia l’ha invece data proprio alle Camere. In questa fase infatti serve avere il minor numero di contatti in luoghi chiusi e affollati, tipicamente la Pubblica Amministrazione. E neppure si capisce come ancora sia possibile che il cittadino debba recarsi in Municipio per il rinnovo dei documenti dove vengono prese – ad esempio a Roma – le impronte digitali con il dito appoggiato sullo scanner senza alcuna disinfestazione preventiva.

PASSO FALSO. Insomma, quanto ha fatto il ministro Brunetta per favorire una ristretta classe di cittadini che lo vota è veramente qualcosa di poco intelligente visto che va nella direzione di un aumento dei contagi. E poi, se si richiedono continui sacrifici alla gente, la gente stessa vorrebbe vedere almeno un minimo di coerenza con quanto dichiarato in televisione dal premier e dai suoi ministri e la prassi che favorisce i contagi. Situazione, tra l’altro, che si verifica anche nel settore dei Trasporti, dove gli assembramenti sono all’ordine del giorno.