La guerra di Trump. Bombe contro la Siria: 60 missili lanciati sul deposito di armi chimiche di Assad. Che ora replica: “risponderemo all’aggressione”

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Gli Stati Uniti hanno lanciato circa 60 missili contro la base di Al Shayrat, in Siria, in risposta alla strage del regime di Bashar Assad, in cui sono stati indistintamente uccisi civili. Alle ore 8.30, le 2.30 in Italia, il presidente Donald Trump ha ordinato l’attacco, che subito è stato definito “un’aggressione” da parte dei media vicini al presidente di Damasco, riferendo che sono stati uccisi 4 soldati. Pochi prima del lancio dei missili è stata avvisata la Russia per consentire ai militari e ai consiglieri di Mosca di lasciare la zona. Dal Cremlino le prime reazioni sono arrivate dopo qualche ora: la linea è quella della denuncia “dell’aggressione americana contro un Paese membro delle Nazioni Unite”, minacciando la fine della collaborazione con gli Usa in merito alle operazioni contro il terrorismo. Il portavoce di Vladimir Putin ha parlato di una “violazione del diritto internazionale”.

Il discorso di Trump

Il numero uno di Washington, dalla Florida dove ha incontrato il suo omologo cinese Xi Jinping, ha spiegato il motivo che lo ha portato all’azione militare, già anticipata ieri da alcuni media: “Martedì il dittatore della Siria, Bashar al-Assad, ha lanciato un terribile attacco con armi chimiche contro civili innocenti, uccidendo uomini, donne e bambini. Per molti di loro è stata una morte lenta e dolorosa. Anche bambini piccoli e bellissimi sono stati crudelmente uccisi in questo barbaro attacco. Nessun bambino dovrebbe mai soffrire tale orrore”, ha affermato Trump. Quindi “ho ordinato un attacco mirato contro la base da cui è partito l’attacco chimico. È un interesse vitale degli Stati Uniti prevenire e fermare la diffusione e l’uso di armi chimiche mortali”, ha aggiunto il presidente americano. La Casa Bianca ha assunto una posizione drastica: “Non si possono discutere le responsabilità della Siria nell’uso delle armi chimiche”.

L’attacco è stato deciso direttamente da Trump, bypassando il Congresso: un’accelerazione che ha già creato polemiche negli Stati Uniti. D’altra parte il presidente non ha aggiunto dettagli sulla natura dell’attacco, ossia se nelle prossime ore sono previste altre azioni militari contro Damasco oppure si è trattato di un intervento mirato alla distruzione del deposito di armi chimiche.

La situazione in Siria

La Siria sta vivendo da sei anni la guerra civile, iniziata sull’onda della primavera araba. La rivolta laica, però, è stata schiacciate e le fazioni, tra cui l’Isis, hanno preso il sopravvento nella battaglia delle opposizioni al regime di Assad, che – dopo un periodo di continue sconfitte – ha ripreso a conquistare varie città grazie al sostegno di Iran, combattenti libanesi di Hezbollah e soprattutto della Russia di Vladimir Putin. Nel pomeriggio Assad ha parlato di “un’aggressione irresponsabile”, a cui “la Siria e i suoi alleati risponderanno in maniera appropriata“, ha aggiunto il suo consigliere politico Buthayna Shaaban, assicurando anche che “il coordinamento tra Damasco e suoi alleati – Russia e Iran – continua”.