Guzzanti perde il salvagente: sarà processato

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di Clemente Pistilli

Nessuna immunità, nessun paracadute. L’ex deputato Paolo Guzzanti dovrà essere processato e il Tribunale di Roma dovrà stabilire se dovrà mettere la mano al portafogli e risarcire Gino Strada. Aver definito il fondatore di Emergency un amico dei dittatori rischia di costare caro al parlamentare. La decisione di salvarlo presa dalla Camera è stata annullata dalla Corte Costituzionale e ora l’ex presidente della commissione Mitrokhin dovrà giustificarsi davanti a un giudice come qualsiasi comune cittadino.

Strali sulla ong
A far infuriare Gino Strada, chirurgo e pacifista, da una vita impegnato a portare soccorsi nelle zone più difficili del pianeta, è stato un articolo scritto da Guzzanti e pubblicato su Il Giornale il 12 marzo 2009. Già in passato il deputato aveva attaccato il fondatore di Emergency, non avendo gradito il ruolo assunto dal medico nel rapimento in Afghanistan, nel marzo 2007, del giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo. L’articolo di quattro anni fa ha però portato strada a rivolgersi alla magistratura, sostenendo di essere stato diffamato e chiedendo un risarcimento del danno subito. Guzzanti, passato da Forza Italia all’opposizione e aderendo nella scorsa legislatura a diversi gruppi parlamentari, a volte schierato a difesa di Silvio Berlusconi e altre contestandolo apertamente, aveva definito Gino Strada “politico amico di tutti i nemici dell’Occidente, degli Stati Uniti e di Israele”. E ancora: “Ha il piccolo difetto di schierarsi sempre con i satrapi sanguinari e assassini, ieri Saddam e oggi Omar Bashir del Sudan”. Per finire: “Sta sempre dall’altra parte, mai una volta che lo trovassi dalla parte della giustizia, neppure quella internazionale, europea e sotto l’egida dell’Onu”.

Scudo di Stato
Recapitato l’atto di citazione, la querela fatta da Strada è finita al vaglio della Camera. E come solitamente accade a Montecitorio non hanno ritenuto opportuno far affrontare al deputato, già due volte senatore, un processo. Per i colleghi di Guzzanti quanto scritto da quest’ultimo era insindacabile, opionini legittime espresse da un parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni. Uno scudo che non è piaciuto al Tribunale di Roma. La I sezione civile dell’ufficio giudiziario, nel maggio scorso, ha così sollevato un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato e chiesto l’intervento della Corte Costituzionale. Per il Tribunale le espressioni usate da Guzzanti erano sindacabili eccome e non c’era alcuna atttività parlamentare che le potesse giustificare.

La Corte Costituzionale dice no
La Camera ha sostenuto che il deputato si era sempre interessato di politica estera, criticando lo stesso Strada, e che in tale contesto dovesse essere collocato l’articolo incriminato. Di diverso parere la Corte Costituzionale, che ha ora accolto la richiesta del Tribunale di Roma e annullato il salvagente fornito da Montecitorio al parlamentare. Nell’attività precedente di Guzzanti, i giudici costituzionali hanno evidenziato che le mozioni presentate dal deputato sono state relative alla lapidazione di una donna nigeriana, a una scuola di giornalismo a Baghdad, al contrasto del terrorismo e alla lotta verso il razzismo. Nulla a che vedere con Strada e impossibile giustificare l’articolo con le polemiche relative alla liberazione di Mastrogiacomo. I giudici non hanno avuto dubbi: “Le dichiarazioni rese da Guzzanti, non costituendo sostanziale riproduzione di specifiche opinioni manifestate dal parlamentare nell’esercizio delle proprie attribuzioni, sono non già il riflesso del peculiare contributo che ciascun deputato e ciascun senatore apportano alla vita parlamentare mediante le proprie opinioni e i propri voti”. Guzzanti dovrà subire un processo, dovrà chiarire la sua posizione al Tribunale civile di Roma e dovrà assumersi il rischio del risarcimento.