Hacker nel mirino. Ma a pagare è sempre Anonymous. L’ultimo episodio ieri con 4 arresti: “Fanno capo all’associazione”. Poi l’ennesima smentita

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di Nicoletta Appignani

Sei un hacker? Allora fai sicuramente parte di Anonymous. Un luogo comune, questo, che sta prendendo piede specialmente sui Media, evidentemente non sempre capaci di distinguere.
L’ultimo episodio ieri, con l’arresto di quattro persone, accusate di aver hackerato i sistemi informatici di alcune aziende e di essersi in seguito presentate alle stesse società come consulenti informatici. In pratica si facevano pagare per risolvere i problemi che loro stessi avevano anonimamente provocato. E già nelle prime ore della mattinata sulla rete impazzavano le notizie, che parlavano di duri attacchi al movimento: “La polizia contro Anonymous, arresti e perquisizioni in tutta Italia”

La smentita
Poco prima di mezzogiorno, però, Anonymous Italia manda in rete la sua smentita. “Gli arresti avvenuti questa mattina non riguardano noi, ma presunti hacker che hanno utilizzato il nome del movimento per aumentare la loro visibilità. Anonymous non attacca obiettivi civili, ne tanto meno i privati. Ci distacchiamo completamente da questi ideali da teppisti informatici”. Eppure questa non è la prima volta che viene attribuito al “movimento” un attacco informatico. È già accaduto lo scorso mese, quando sono state violate le mail di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle. In quel caso lo stesso tipo di errore: qualcuno viola le caselle di posta elettronica? Sicuramente è Anonymous. E invece no. Erano hacker simpatizzanti del pd, almeno a loro dire. Dai quali infatti anche il partito politico ha preso in fretta le distanze. E ancora, un anno fa un altro temibile annuncio rimbalza sul web: “Anonymous spegnerà internet il 31 marzo”. La rete trema ma di nuovo gli “hacktivisti” scrivono su Twitter: “Per la miliardesima volta, Anonymous non oscurerà internet il 31 marzo”.

Il gruppo dei malintesi
«Noi siamo Anonymous. Noi siamo legione. Noi non perdoniamo. Noi non dimentichiamo. Aspettateci!», recita il loro motto. Ma chi sono in realtà? Gli esponenti del gruppo rispondono “Potresti essere tu, tuo padre, il barista sotto casa”. Insomma, a quanto riferiscono, chiunque sposi l’ideale della libertà di informazione e di giustizia. E tra loro, infatti, ci sono anche persone che scendono a protestare in piazza con la maschera di Guy Fawkes (resa famosa dal film V per Vendetta), senza essere geni del computer.
Non solo hacker e internet, ma anche questo. Fa però riflettere che solo su facebook, tra i vari gruppi, ci siano oltre 2 milioni di fan (soltanto la pagina di Anonymous Italia ne conta al momento oltre 12 mila). Un’approvazione molto diffusa, perché se da un lato le azioni degli hacker sono illegali, dall’altro trovano molti sostenitori tramite alcune azioni rivendicate dal gruppo, come gli attacchi ai siti pedopornografici e le successive denunce dei gestori alla polizia postale. Mentre al contrario, i quattro finiti ai domiciliari evidentemente tenevano un occhio fisso su altre questioni legate al portafoglio. Fra loro anche un personaggio che con la solita maschera era finito intervistato dalle Iene.

 

Riceviamo e pubblichiamo

Anonymous Italia ci tiene a precisare che gli Anonymous arrestati appartenevano effettivamente al gruppo e che le persone in questione non hanno mai utilizzato il nome di “Anonymous” a scopo personale o per  fini di lucro. 

Anonymous Italia