Hillary incassa la nomination. Può sognare la Casa Bianca. Ma Sanders ancora non vuole ritirarsi dalla corsa

di Francesco Carta
Mondo

Prim’ancora del popolo democratico, Hillary Clinton era stata designata da quello che sarà il suo sfidante finale, il repubblicano Donald Trump. Non a caso il tycoon newyorkese ha da sempre preso come bersaglio preferito la moglie dell’ex presidente americano Bill Clinton. Forse perché più facilmente attaccabile rispetto a Bernie Sanders o forse perché già prefigurava dell’esito delle primarie americane. Comunque vada la sfida finale Hillary ha già ottenuto un risultato storico incassando la nomination dal partito democratico e diventando così la prima donna nella storia degli Stati Uniti d’America a ottenere l’investitura per correre in direzione Casa Bianca.

I NUMERI – A sciogliere qualsiasi numero sul “magic number” (2.383), quello dei delegati necessari per assicurarsi la nomination, ci ha pensato l’Associated Press che, oltre ai delegati già designati dal popolo, ha calcolato i cosiddetti super delegati democratici che voteranno per lei. La partita dei super delegati è prevista soltanto dal partito democratico; si tratta del voto di tutti i leader del partito, compresi i membro del Congresso e i governatori in carica. L’atto conclusivo sarà nella convention del 25 luglio a Filadelfia, con l’incoronazione ufficiale. Ma, secondo l’Associated Press, sono 572 i “superdelegati” a favore della Clinton che sommati ai 1.812 delegati garantirebbero la nomination. A questo punto, sarebbe quasi superfluo, l’ultimo Super Tuesday con il voto in California e in Columbia dove in palio ci sono ben 694 delegati. Il vantaggio è, addirittura, più ampio di quello che nel 2008 aveva Barack Obama proprio su di lei. Sanders, però, vuole giocare la sua partita fino alla fine. Certo, servirebbe un miracolo. Il ribaltone nell’ultimo Super Tuesday da solo non basterebbe. Perché poi Sanders dovrebbe convincere la maggioranza dei super delegati a cambiare idea. Questa è la speranza del senatore democratico che, con una nota del suo portavoce, non ha affatto riconosciuto la sconfitta, rilanciando: “Il segretario Clinton non ha e non avrà mai il numero necessario di delegati eletti per assicurarsi la nomination, continua a dipendere dai super delegati che non voteranno fino al 25 luglio e che fino ad allora potranno cambiare idea. E’ triste”, continua la nota, “che i media ignorino quanto detto e dal comitato nazionale, cioè che è sbagliato contare i voti dei super delegati prima che possano votare alla convention”.

PROVE DI PACE – A lavorare all’unità democratica sta lavorando anche Obama che avrebbe già incontrato Sanders per lavorare insieme. Per ora la pace sembra ancora lontana. Tanto che le accuse di Sanders alla Clinton sono pesantissime, almeno come quelle sollevate da Trump. Hillary sta provando a stemperare i toni: “Lo cercherò dopo l’annuncio dei risultati perché voglio riunire il partito”. Chi se la ride, invece, è Trump che spera di trarre beneficio da questa guerra interna.