I 5 Stelle bene a Roma e Torino, ma deludono altrove. Mentre Giachetti soffre, Berlusconi deve fare qualche riflessione

di Gaetano Pedullà
Politica

A dare per buoni gli exit poll e i dati arrivati sino all’una di notte, i Cinque Stelle sorprendenti a Roma e Torino e deludenti nelle altre grandi città sono l’unica sorpresa di una tornata elettorale per il resto abbastanza prevedibile. Era in conto, purtroppo, l’astensione alle stelle e altrettanto il frazionamento del Centrodestra nella Capitale, a vantaggio del candidato del Pd Giachetti. De Magistris molto forte ma non abbastanza da vincere al primo turno, come il sindaco piemontese che però dovrà fare i conti fino all’ultimo col gli M5S. E poi il ballottaggio a Milano tra Sala e Parisi.

Ovviamente vedremo nelle prossime ore se queste indicazioni saranno confermate, ma al di là di qualche aggiustamento rispetto al quadro appena descritto, una riflessione si può subito fare proprio su Roma e il voto al Movimento fondato da Beppe Grillo. Se il consenso della Raggi non ha pari rispetto agli altri candidati M5S questo non può essere solo effetto di Mafia Capitale. Il clamore dell’inchiesta è stato nazionale e negli ultimi mesi i casi di corruzione e malaffare che hanno coinvolto la politica si sono visti un po’ dappertutto. Se fossimo solo di fronte a un effetto trascinamento della protesta avremmo le percentuali della Raggi anche in altri Comuni. Così non è stato però, con l’eccezione di Torino, e questo vuol dire che a Roma più che altrove si sono verificate due condizioni particolari: il plateale scioglimento del Centrodestra (ma questo si sapeva) e la mancata surroga (mentre questa era un’incognita) dell’offerta politica di Renzi rispetto alla vecchia classe dirigente del suo partito, azzerata dalle inchieste, dalla rottamazione e dalla tragica eredità lasciata da Ignazio Marino.

Così Giachetti dovra stringere i denti tutta la notte sperando di non essere raggiunto dalla Meloni, nonostante quest’ultima abbia perso un bel po’ di voti dirottati su Marchini. Sul candidato indipendente una sola considerazione: quando tre anni fa si candidò da solo contro i partiti arrivò al 10% che stavolta sembra lontano da raggiungere. Avere dalla sua Forza Italia non solo non gli ha portato nulla, ma gli ha fatto perdere consenso. Dalle parti del Cavaliere sceso a percentuali negative sarà il caso di riflettere.