I 5 Stelle verso gli Stati generali. Restare uniti non è impossibile. Via ai tavoli locali fino all’evento di novembre a Roma. Alleanze e limite dei due mandati i nodi da sciogliere

di Carmine Gazzanni
Politica

Un mese esatto. Per alcuni un po’ poco, per altri il tempo giusto per risolvere tutti i problemi interni al Movimento e ripartire più forti di prima. Per altri – ed è questo quello che spaventa i vertici pentastellati – soltanto un’attesa prima dello scontro finale. Insanabile. Quel che è certo è che i tanti attesi Stati generali sono partiti. Ad annunciarlo due giorni fa è stato Vito Crimi in un post pubblicato sul blog delle stelle. La road map prevede, però, una data cerchiata in rosso: il 7 e l’8 novembre, quando si terrà a Roma un grande evento: “In questa due giorni – ha spiegato ancora Crimi – i rappresentanti incaricati dalle regioni si incontreranno e confronteranno in tavoli di lavoro. Una full immersion che si svolgerà nelle giornate di sabato e domenica mattina. In conclusione, i singoli tavoli dovranno produrre una sintesi dei lavori e di tutte le questioni che devono essere affrontate o messe in discussione”.

Appunto, messe in discussione. Il problema è che a finire sotto la lente di ingrandimento saranno tematiche capitali e, forse, senza soluzione di continuità tra i fronti in campo. Ad illustrare la questione è stata, ieri, l’ex ministra della Salute Giulia Grillo in un’intervista all’HuffPost: “Lo scontro vero secondo me è tra chi vuole derogare alla regola dei due mandati e chi non vuole. Sicuramente è importante non perdere l’esperienza dei due mandati per nutrire ancor di più il Movimento al suo interno però chi si è candidato sapeva benissimo sin dall’inizio che oltre i due mandati non si sarebbe potuto andare. Siamo stati eletti anche per questo”.

Una frecciatina al team di Luigi Di Maio da parte di una delle parlamentari fedeli ad Alessandro Di Battista e a Davide Casaleggio. Il punto è esattamente questo: sebbene nella galassia pentastellata siano presenti varie voci (com’è logico che sia in un Movimento post-ideologico e proprio per questo inevitabilmente liquido), i due estremi di questo ventaglio risultano ad oggi inconciliabili. Da una parte Luigi Di Maio (con ritrovata intesa con Roberto Fico e Beppe Grillo), convinto della necessità di un’alleanza col Pd e di derogare ai due mandati (almeno in alcune circostanze); dall’altra Casaleggio e Di Battista che bramano un Movimento che ritorni alle origini. “Difficile – spiega non a caso un senatore cinque stelle – che le due posizioni trovino una sintesi. Ma vedremo: è quello che speriamo tutti”.

BOTTA E RISPOSTA. Quello che si profila, in ogni caso, è un mese da vera e propria campagna elettorale. E se da una parte Fico ieri su Repubblica ha ribadito la necessità di giungere a una convergenza (appello evidentemente rivolto a Di Battista e compagni), il primo colpo a segno l’ha messo Casaleggio con un’intervista pubblicata sul blog delle stelle a Howard Dean, il padre dei meet-up, quasi a simboleggiare quello spirito delle origini che secondo l’imprenditore sarebbe andato perso. Inevitabile, d’altronde, che chi è in svantaggio tenti il tutto per tutto per recuperare credibilità e fiducia. Anche perché la corrente “dimaiana” e quelle satellite possono contare su un altro asso nella manica che per ora si è tirato fuori dai giochi, preferendo restare super-partes anche perché solo così può aspirare a diventare il leader comune di un fronte di centrosinistra: Giuseppe Conte. Uno che, al di là del parere di Di Battista e Casaleggio, ha saputo conquistare la fiducia di tanti attivisti 5 Stelle. E non solo.