I bancari tornano in piazza. Ma i tagli non finiranno

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di Carola Olmi

La rivolta dei bancari. Per la prima volta dopo 13 anni le bandiere di tutte le sigle sindacali si riuniscono contro la decimazione della categoria. Bilanci traballanti, ricavi ridotti all’osso, i conseguenti tagli agli sportelli e al personale e soprattutto il dilagare del comodissimo home banking sta facendo strage di posto di lavoro. Basti pensare che i dipendenti degli istituti di credito in Italia sono passati da 316 mila unità del 2011 a 309 mila del 2012. Prima della grande crisi della finanza internazionale, i bancari erano però 337 mila. E all’epoca stipendi e ricchi benefit consentivano ancora di firmare contratti di settore di tutto rispetto.

Benefit addio
Preistoria rispetto alle ristrettezze attuali, con la disdetta unilaterale del contratto da parte dell’Abi, l’associazione bancaria che ha formalizzato annullato anticipatamente un contratto la cui scadenza era fissata per il giugno 2014. «Una disdetta che non blocca gli aumenti contrattuali automatici — ha spiegato Lando Sileoni, segretario generale Fabi — ma che potrebbe introdurre una regolamentazione selvaggia sulle retribuzioni, esternalizzazioni e modelli di filiali di agenzia completamente autogestiti». Di qui la reazione durissima dei sindacati con lo sciopero unitario di oggi e cortei sparsi in tutta Italia. La manifestazione principale è prevista a Ravenna, dove ha sede la locale Cassa di Risparmio di cui è presidente proprio il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. Ma manifestazioni sono previste anche a Roma, Milano, Genova, Padova, città «simbolo» dicono i sindacati, di difficoltà per le banche. Organizzazioni dei lavoratori che accusano apertamente l’Abi di non voler rinnovare il contratto nazionale per puntare a contrattazioni aziendali «sul modello Marchionne», rompendo una tradizione di relazioni industriali improntata alla collaborazione. Da qui lo sciopero il cui obiettivo, come ribadito anche da Sileoni è «tutelare i 309.000 addetti e restituire dignità alla categoria”. Nel mirino i maxi stipendi e i premi da mille e una notte dei grandi banchieri. “Gli unici da rottamare — ha aggiunto non a caso Fabio Verelli, segretario generale Ugl Credito — sono i banchieri”. Sotto accusa anche un modello di banca che punta a utili a breve termine a scapito di credito a famiglie e imprese.

Ma l’home banking funziona
Oggi quindi sarà una giornata fra le più difficili per chi deve andare in banca. Per lo sciopero unitario che arriva dopo 13 anni è attesa un’adesione pressochè totale. Ciò non vuol dire che qualche raro sportello possa restare aperto. Nessun problema invece per chi utilizza l’home-banking e le operazioni on line dovrebbero essere tutte fattibili. Regolarmente in funzione gli sportelli bancomat, dove non dovrebbero esserci interruzioni dovute allo sciopero. Oggi comunque è una giornata a rischio anche per altri settori. C’è infatti lo sciopero nazionale dei lavoratori della ristorazione, proclamato da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. Potrebbero essere a rischio i servizi in ristoranti, bar, mense aziendali e scolastiche (alcune scuole forniranno un pranzo al sacco) e fast food. Nella pagina della Commissione di garanzia per gli scioperi trovate tutte le agitazioni, anche locali, comprese quelle di 4 ore diverse per settore e zona proclamati da Cgil, Cisl e Uil contro la Legge di Stabilità.

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