I benzinai non si fidano della Meloni. Lo sciopero è solo congelato

I benzinai non si fidano della Meloni. Malgrado le rassicurazioni lo sciopero dei distributori è solo congelato.

Assediata dalle proteste dei benzinai e degli automobilisti, oltre che dai suoi stessi alleati, e data in calo nei sondaggi, la premier Giorgia Meloni – che fino all’altro ieri sosteneva che non fosse possibile replicare il taglio delle accise, data la situazione dei conti pubblici, ed era pronta a interventi punitivi sui gestori – si avvia a ingranare una mezza retromarcia.

benzina

Appena quattro giorni fa ha fatto approvare in fretta e furia il decreto sulla trasparenza dei distributori di carburanti per bloccare, a suo dire, le speculazioni. Da qui le misure che prevedono che il monitoraggio dei prezzi non sia più settimanale ma giornaliero con l’obbligo di esporre il prezzo alla pompa con sanzioni che potrebbero essere comminate dal prefetto.

Nelle nuove norme è previsto, poi, che venga fissato un tetto agli aumenti del costo dei carburanti sulle autostrade. I gestori devono tra l’altro esporre dei cartelli indicando il prezzo medio nazionale stabilito dal ministero dell’Ambiente.

Ritocchi

Prima, giovedì sera, Meloni ha provveduto a modificare il decreto inserendo una norma che già esiste e consente di ridurre le accise se il prezzo supera almeno il 2% del valore indicato nel Def: in caso di aumento del prezzo del greggio e quindi dell’Iva in un quadrimestre di riferimento, il maggiore introito incassato in termini di imposta dallo Stato potrà essere utilizzato per finanziare riduzioni del prezzo finale alla pompa.

Poi ieri, nel corso dei tavoli con i sindacati dei benzinai, con la promessa di “verificare” le norme imposte ai gestori dal decreto, il Governo ottiene il congelamento dello sciopero di due giornate indetto dai benzinai per la fine del mese. Per revocarlo, i gestori, però, vogliono prima vedere il testo del decreto che a breve (forse già oggi) verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il governo ha tentato di rassicurare i rappresentanti dei benzinai sull’intenzione tutt’altro che punitiva del dl varato che però, di fatto, se non cambierà, aumenterà gli oneri per i gestori, chiamati ad un ulteriore sforzo di trasparenza sui prezzi.

Oneri, anche burocratici, che comunque dovrebbero essere attenuati nell’ottica della disponibilità, espressa durante l’incontro dal governo, a recepire gli input del settore. Anche perché l’obiettivo è punire chi già oggi non rispetta le regole, come quei 4 mila benzinai che non comunicano al ministero i prezzi giornalieri praticati agli automobilisti, come ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Circa il 20% del totale, ha aggiunto il ministro, non comunica mai il prezzo di vendita al ministero, dunque il governo prevede di incrementare le sanzioni fino alla sospensione per chi non rende pubblici i listini.

La promessa

Inoltre la delegazione del governo, composta anche dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano e dal Garante per la sorveglianza dei prezzi, Benedetto Mineo, ha compiuto un passo molto apprezzato dal settore: “Abbiamo deciso di realizzare un tavolo permanente la cui prima riunione si svolgerà martedì prossimo per confrontarci con gli operatori su come meglio riordinare il settore, perché c’è molto da fare soprattutto a monte della filiera dove si verificano fenomeni di speculazione”, ha detto Urso.

Di fronte a questa promessa, i rappresentanti dei gestori riuniti nelle sigle Faib-Confesercenti, Fegica e Figisc-Confcommercio, hanno siglato una tregua. Almeno per ora.

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