I bulli colpiscono ancora. Un bambino disabile picchiato a Rovigo. E la madre pubblica la foto su Facebook

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Un nuovo atto di bullismo si è consumato negli ultimi giorni nelle scuole italiane. Siamo a Rovigo. E a renderlo noto la madre del bambino rimasto vittima. “Ennesima (ma ultima) aggressione subita da mio figlio a scuola, quarta elementare. Dieci giorni di prognosi. Decido di pubblicare per denunciare che il fenomeno del bullismo avviene sempre prima, molte volte tra il lassismo di istituzioni e famiglie. Io la mia denuncia l’ho fatta e non mi limiterò solo a quella. Aggiungo che da 10 giorni sto cercando una scuola disponibile ad accogliere mio figlio, ma sembra non ci sia. È un bambino con disabilità, quindi risulta difficile trovare un posto. Chiunque voglia sostenere con me la battaglia, darmi consiglio o informazioni è tanto tanto gradito, grazie”. Questo è il post pubblicato, secondo quanto racconta anche Il Fatto, su Facebook dalla mamma di Rovigo. Oltre al danno fisico e morale subito dal ragazzino c’è anche la beffa.

Le foto del bambino, 10 anni, con il labbro gonfio e le ginocchia livide sono state postate dalla donna sul social network dopo aver denunciato quanto avvenuto alla polizia. Secondo quanto rivelano alcuni quotidiani locali, tra cui Qn, l’aggressione risale a 15 giorni fa nelle scuole Pascoli. “Purtroppo sono due anni che va avanti tutto questo – spiega la madre – Ma nonostante le mie proteste non si è risolto niente. Avevo fatto presente a tutti gli insegnanti che si stavano verificando delle situazioni gravi, ma i docenti quasi lo negavano, infastiditi. Però i lividi parlavano chiaro”.

“Nonostante le mie segnalazioni non vigilavano – aggiunge – Mio figlio ha una ritardo psicomotorio che però non è evidentissimo. Non si tratta di un ragazzino in carrozzina”. Adesso mio figlio, spiega, è “a casa da scuola, in attesa di cambiare istituto. L’altra mattina mi sono rivolta al Provveditorato, mi hanno detto… vedremo. È un bambino con disabilità, quindi risulta difficile trovargli un posto“.

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di Gaetano Pedullà

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